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SCUOLA/ Quella guerra di "sinistra" che ha fatto a pezzi la Media unica

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Ma soprattutto la scuola media fu triturata dall'ossessione ideologica di chi, nei dintorni del Sessantotto (prima e poi), vedeva in ogni intervento riformatore la mano più o meno felpata degli interessi "capitalistici" e l'abile stratagemma del Potere (rigorosamente con la P maiuscola) per condizionare, manovrare e sfruttare le masse popolari. E quella scuola che aveva bisogno di essere accompagnata nella sedimentazione della propria identità finì per diventare un'occasione di scontro politico.

È un vero peccato che un passaggio così significativo della nostra storia più recente sia passato in queste settimane praticamente o quasi inosservato. La scadenza della ricorrenza cinquantenaria avrebbe meritato qualcosa di più. Perché se si volesse, questo "qualcosa di più" si potrebbe concretare in qualche specifica iniziativa di ricerca e di studio attraverso cui si scoprire tanti aspetti inediti intorno ai quali fare giustizia. 

Per esempio si scoprirebbero i meriti di quegli insegnanti ai quali fu chiesto di tradurre in realtà una scuola molto diversa da quella per cui erano stati preparati. Spesso ingiustamente vilipesi perché "vestali della classe media" (come recitava il titolo di un volume spesso citato) essi seppero essere complessivamente all'altezza della situazione, disegnando – pur tra molte difficoltà – una scuola dalla nuova fisionomia pronta ad accogliere sia i Gianni e sia i Pierini, per restare alla metafora dei ragazzi di Barbiana forse un po' troppo ingenerosi nella critica alla "professoressa".

E si scoprirebbero altresì le militanze silenziose – mentre altri affollavano le assemblee della contestazione – di circuiti associativi ed editoriali (per esempio il Movimenti dei Circoli per la Didattica, la casa editrice La Scuola e la rivista "Scuola e didattica") che si misero al servizio del nuovo progetto scolastico elaborando strategie didattiche e pedagogiche in grado di rispondere all'esigenza di una scuola – come fu detto efficacemente allora – "aperta a tutti e rivolta a ciascuno". 

Si scoprirebbero infine le passioni educative di tanti insegnanti che, entrati in servizio negli anni della riforma, coniugarono professione e impegno civile, concependo la propria condizione di "insegnanti" anche come cittadini attivi e, spesso, come veri e propri "maestri" di democrazia e di educazione alla cittadinanza. 

La scuola secondaria di primo grado da qualche tempo è al centro di molte attenzioni e preoccupazioni al punto che qualcuno qualche anno fa propose di liquidarla. Per fortuna quel progetto non andò in porto, ma resta comunque aperta l'esigenza di un suo rilancio. Ripensarla per rafforzarla sarebbe il modo migliore per riconoscerle i grandi meriti che ha avuto nella storia più recente del nostro Paese. 



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