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SCUOLA/ Lettera: avete stuprato una vostra compagna di 16 anni, è questo il bene che cercate?

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L'esperienza accaduta dimostra che ormai questa è una definizione senza senso, dice che i nostri figli possono stare dentro famiglie tranquille e non imparare più nulla, se non una buona educazione che fa sentire a posto. Quello che vi è capitato non è facile da accettare perché penso non fosse prevedibile. Ma è una realtà da guardare, senza paura. Quanti genitori conosco che non sapevano più guardare i figli, perché, come dice il mio amico Antonio Polito, «siamo la prima generazione di padri nella storia ad aver elaborato una complessa e altamente egoistica strategia di sopravvivenza attraverso la captatio benevolentiae dei nostri figli. Fingiamo di farlo per il loro bene, ma in realtà lo facciamo per il nostro» (A. Polito, Contro i papà). 

Se li guardate con lealtà, oggi non potete non dire "Ma cosa conosco veramente di mio figlio?" Così vi potete accorgere di quanto è facile non lanciarli verso la scoperta del loro cuore, del desiderio di un Destino buono che non sia in balia delle false sicurezze. Ai figli oggi si può dar tutto e non proporre più niente e non sfidare più la loro libertà. Così si cresce senza identità. Aveva ragione Eugenio Scalfari quando sosteneva: «La ferita [in questi giovani] è stata la perdita dell'identità e della memoria  […] e la ferita è stata il silenzio dei padri troppo impegnati nella conquista del successo e del potere. […] La ferita è stata la noia, l'invincibile noia, la noia esistenziale che ha ucciso il tempo e la storia, le passioni e le speranze. […] Non vedo quella profonda melanconia che c'è nei giovani volti del Rinascimento dipinti dal Lotto e dal Tiziano. […] Io vedo occhi stupefatti, estatici, storditi, fuggitivi, avidi senza desiderio, solitari in mezzo alla folla che li contiene. Io vedo occhi disperati. […] Eterni bambini. […] La loro salvezza sta soltanto nei loro cuori. Noi possiamo soltanto guardarli con amore e trepidazione» (Repubblica, 5 agosto 1999). 

Allora aiutiamoci a uscire dalla confusione. Diventiamo figli se vogliamo essere padri. "I nostri figli sono forse l'ultima occasione che abbiamo per cambiare" ci ha detto una volta don Luigi Giussani, l'uomo che mi è stato padre per poter essere padre di mia figlia Anna, handicappata grave dalla nascita.

Faccio mio, per concludere, il grido di Concita De Gregorio: «Verrà il giorno in cui capiremo l'abisso in cui siamo precipitati?» (Repubblica, 21 ottobre). Sarà un "bel giorno". Per molti uomini e donne, di tutti i tempi e di tutte le razze, è accaduto.



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