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SCUOLA/ 7 punti che fanno "ombra" al decreto Carrozza

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L'aula del Senato (Infophoto)  L'aula del Senato (Infophoto)

Il problema, piuttosto, è quello di ri-creare una filiera della ricerca educativa nel nostro paese: dopo la scomparsa degli Irrsae e degli ispettori tecnici, nella situazione attuale della ricerca universitaria chi deve fare la formazione? 

L'associazionismo − quello dei dirigenti e dei docenti in primo luogo – dovrebbe essere certamente più e meglio valorizzato, ma al momento le famose tre gambe del servizio nazionale previsto dal regolamento sulla valutazione sono ancora di là da venire.

Anche in questo caso, dunque, più una positiva suggestione che una misura concreta.

4. La sicurezza e l'edilizia scolastica − Dovrebbe rappresentare il fulcro del decreto e uno dei perni della politica per la ripresa economica del paese. Però non appaiono chiari i meccanismi di  funzionamento, tanto che molti amministratori locali si sono chiesti se i comuni potranno ristrutturare e costruire scuole utilizzando anche risorse proprie in deroga al patto di stabilità. 

Se è così, come speriamo e pensiamo, un emendamento al decreto potrebbe (dovrebbe) essere chiarificatore, poiché si tratta di una questione assolutamente cruciale.

5. Il problema delle coperture − Il tema dell'edilizia, del resto, non è il solo terreno su cui il decreto presenta dei punti interrogativi rispetto alla copertura finanziaria. In modo particolare, sarebbe dirimente che fossero esclusi recuperi dei fondi dal Fondo di istituto. Allarmante, da questo punto di vista, la previsione che gli interventi sull'orientamento siano sostenuti proprio nell'ambito di queste risorse, già decurtate e spalmate su una molteplicità di azioni didattiche, quando sarebbe sicuramente più utile destinare risorse alla formazione di orientatori, figure professionali in grado di svolgere questa funzione con competenza all'interno delle scuole. 

Da dirigenti abbiamo dovuto registrare un progressivo scivolamento della politica salariale da un riconoscimento – sia pure parziale e quantitativamente insufficiente – del maggior impegno (del "merito" famoso) alla faticosa copertura degli scatti di anzianità. A parte le spesso insuperabili problematiche che ciò crea per la contrattazione integrativa di istituto, non è chi non veda quanto contraddittoria sia una scelta di tal genere con lo sviluppo delle capacità imprenditive del singolo istituto scolastico e con lo sviluppo di una leadership diffusa per l'apprendimento che fa capo al dirigente scolastico.

Sia chiaro: non stiamo parlando della "premialità una tantum" di brunettiana memoria, ma della costruzione di una carriera docente legata alla valutazione, che è la condizione indispensabile di ogni formazione di qualità.

Anche in  questo caso, perciò, la chiarificazione delle coperture è decisiva per indicare la direzione di marcia che si vuole intraprendere.

6. Il diritto allo studio e la questione dei libri di testo − È positivo che riappaia il concetto costituzionale dell'aiuto ai capaci e meritevoli ed è davvero importante che riappaiano risorse in questa direzione. Quantitativamente non è molto, ma sicuramente c'è un segnale importante in questa direzione. 



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