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SCUOLA/ 7 punti che fanno "ombra" al decreto Carrozza

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L'aula del Senato (Infophoto)  L'aula del Senato (Infophoto)

Per quanto riguarda la riduzione del costo dei libri di testo, l'Andis ritiene che la spinta ad utilizzare strumenti diversi dal testo/manuale per la didattica vada sostenuta in maniera più esplicita nel regolamento attuativo, perché è difficile che l'affermazione del solo principio basti a modificare una prassi diffusa, per cui spesso il libro di testo sostituisce di fatto la progettazione e diventa l'unico percorso proposto, malgrado le nuove tecnologie sempre più diffuse.

7 . Quello che non c'è − È ovviamente tantissimo: per non citare che la mancanza più grave, il decreto tralascia il settore della scuola d'infanzia (in gravissima sofferenza in questi giorni a Milano) e dedica pochissimo alla primaria e alla secondaria primo grado.

Anche in materia di secondo ciclo, le discussioni in corso al ministero del lavoro per rendere più semplici sul piano burocratico, più efficaci ed incisivi i meccanismi di alternanza e le intraprese di imprese formative simulate appaiono un po' troppo sullo sfondo, quando per i nostri giovani si tratta dei problemi essenziali e quando si tratta del veicolo più incisivo di attuazione della didattica "laboratoriale" senza di cui nessuna linea guida può ottenere risultati positivi. 

La ripresa di attenzione nei confronti del sistema educativo di istruzione e formazione esige un ripensamento complessivo delle politiche scolastiche nel quadro recentemente ribadito dell'accoglimento del Quadro Europeo delle Qualifiche come ambito entro cui collocare le nostre certificazioni di competenze.

Sul queste pagine il tema dell'attenzione per la formazione professionale e per una riorganizzazione complessiva dell'apprendistato a partire dalle intese raggiunte in alcuni contratti di lavoro è stato ampiamente trattato e non ci ritorniamo. Vorremmo solo sottolineare che si tratta, prima ancora che di una linea di politica scolastica, di recuperare il grande tema del rapporto – ormai inestricabile – tra cultura professionale e cultura generale, superando una idiosincrasia tutta italiana alla comprensione del lavoro come "giacimento culturale", come è stato autorevolmente definito, e prendendo atto del drammatico gap tra offerta e domanda di lavoro qualificato, certo sul versante della formazione ma anche sul versante delle imprese, spesso incapaci di utilizzare le competenze dei giovani. 

Questo è il tema centrale di una seria politica di diritto allo studio per tutti.

Forse proprio questa incomprensione, del resto, sta alla base dell'ultimo posto occupato dall'Italia nelle classifiche Ocse delle competenze degli adulti e dell'inaccettabile ritardo con cui si sta affrontando la questione dell'avvio dei Centri provinciali istituiti nel 2007,  di cui ancora oggi non sono chiari competenze, ambiti territoriali e modalità di gestione.



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