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SCUOLA/ 7 punti che fanno "ombra" al decreto Carrozza

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L'aula del Senato (Infophoto)  L'aula del Senato (Infophoto)

Nel documento di avvio del suo ultimo dibattito congressuale l'Associazione Nazionale dei  Dirigenti Scolastici (Andis) ha svolto un'analisi molto critica dell'attuale situazione della scuola italiana, caratterizzata dall'attuazione assai parziale e continuamente contraddetta dell'autonomia scolastica. La progressiva riduzione delle risorse strutturali professionali e finanziarie, che ne è una delle cause principali, è certamente il frutto della crisi generale dei conti dello Stato, ma occorre risolutamente contrastare l'idea secondo cui più autonomia per le singole istituzioni scolastiche significhi necessariamente più spese per lo Stato. Al contrario, l'autonomia didattica, organizzativa e finanziaria delle scuole, insieme alla responsabilità dirigenziale e ad una valutazione seria e rigorosa di sistema, rappresenta la via maestra per rendere più equa ed efficace la distribuzione delle risorse investite nel sistema formativo.

Dal punto di vista delle risorse, il decreto 104 in corso di approvazione in Parlamento rappresenta un primo, sia pur timido, segno di inversione di tendenza ma non basta certo a modificare il segno pesantemente negativo degli ultimi anni. "Evoca", piuttosto, una serie di temi cui non sembra corrispondere una visione organica di insieme su cui fondare la necessità di ritornare a investire nella scuola. Facciamo qualche esempio.

1. Dimensionamento e concorsi per dirigenti - Un elemento sicuramente positivo è la corretta conferma dell'individuazione della Conferenza Stato-Regioni come sede in cui effettuare la scelta dei parametri per il dimensionamento. A noi sembra essenziale che si confermi l'idea di lasciare alle Regioni la responsabilità sulla localizzazione delle autonomie, purché sulla base di una quota nazionale fondata su parametri chiari e definiti. Speriamo si faccia presto e che su questi numeri si bandiscano annualmente i concorsi per i dirigenti scolastici su tutti i posti realmente vacanti, come è detto nel decreto.

Le situazioni veramente drammatiche che si sono venute a creare a seguito del contenzioso sugli ultimi concorsi hanno rivelato l'ingestibilità del meccanismo attuale. Non si tratta solo della tradizionale litigiosità italica: è evidente che se le opportunità di partecipare a un concorso costituiscono finestre sempre più rare nella vita di un docente, il contenzioso non potrà che aumentare. Se poi aggiungiamo il fatto che i vari tribunali amministrativi si pronunciano in maniera diversa sulla stessa tematica, e che il Consiglio di Stato si pronuncia con tempi inaccettabilmente lunghi, la frittata delle numerose e interminabili reggenze è fatta. La conseguenza inevitabile è il cambiamento di fatto del profilo professionale del dirigente, ridotto a mero garante delle procedure.

Bene quindi, anzi fondamentale, che si indicano concorsi annuali. Però… quel che manca è l'individuazione delle responsabilità amministrative da colpire nel caso di mancata esecuzione di questo impegno! E non è una carenza da poco, viste le esperienze del passato.



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