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SCUOLA/ Ministro Carrozza, non dica cose "vietate" ai sindacati…

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

Già il fuoco di fila ideologico di alcune sigle non solo sindacali non si è fatto attendere. Un filo legato o, come è noto, non alla domanda "quale migliore scuola per i giovani d'oggi", ma solo alla preoccupazione sulle conseguenze per gli organici. Quasi a dire che nessuna riforma è possibile, se prima non vengono garantite le rendite di posizione sindacali.

Basta dare un'occhiata ai progetti della Delivery, voluta da Fioroni è confermata dalla Gelmini, sulla riforma degli istituti tecnici e professionali e gli articolati di legge finali, confluiti nel riordino della Gelmini del 2010, poi ricopiati anche nel riordino dei licei: alla fine, la vera cruna dell'ago di qualsiasi proposta è stata la gestione degli organici. Ancora oggi considerati una forma di ammortizzatore sociale, basti pensare alla sanatoria prevista nel decreto Carrozza attualmente in via di conversione, se confrontata col tour del force previsto, per i docenti migliori, nei concorsi ordinari. Due pesi e due misure.

Dalle scuole paritarie può arrivare oggi nuova linfa alle scuole statali?

È una domanda non banale, se consideriamo, come mi ha ricordato di recente un collega, che è stata l'esperienza di una scuola privata-privata (nemmeno cioè paritaria) come quella di don Lorenzo Milani ad imporre a tutti importanti riflessioni pedagogiche. Un chiaro invito a riscoprire, potremmo aggiungere, il vero valore del "servizio pubblico" scolastico. Nei termini di una scuola non centrata sui presidi e sui docenti, ma per gli studenti, per il loro futuro, come per il futuro del nostro Paese.

Una nuova scuola con una maturità però a 18 anni, senza i vincoli del valore legale, oggi obsoleto, perché non contano le prove d'uscita, ma quelle in entrata. Questo potrebbe produrre quel ripensamento da tutti invocato, visti gli esiti delle comparazioni nei test non solo italiani.

Una sana accelerazione, dunque. Oltre i corporativismi e gli assistenzialismi, quel "tutto uguali" che è uno dei mali endemici del nostro sistema formativo.

Avrà il ministro Carrozza quel coraggio che fu di Berlinguer? Anche se poi sappiamo come fu dimesso di forza dai suoi compagni di partito, allora guidati da Veltroni, nel marzo 2000!

In un incontro avuto con una delegazione di quel liceo, la Carrozza ha ammesso: "se ci fosse stata quando ero studentessa, anch'io mi sarei iscritta a una scuola come la vostra". Aggiungendo quella cosa fatidica: "Si tratta di un'esperienza che dovrebbe diventare un modello da replicare in tutta Italia anche per la scuola pubblica". Vediamo allora se il ministro ha il coraggio di proporre una sperimentazione "assistita", o se sono solo parole.



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