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SCUOLA/ Ministro Carrozza, non dica cose "vietate" ai sindacati…

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

"Si tratta di un'esperienza che dovrebbe diventare un modello da replicare in tutta Italia anche per la scuola pubblica". Lo ha detto il ministro Carrozza parlando di una scuola di Brescia, ed è diventata una notizia. È interessante capire perché, anche se le motivazioni, in chi scrive e in chi legge, potrebbero essere differenti se non opposte.

Occorre una premessa. Per il mondo della formazione nel suo complesso, ma in primis soprattutto per il mondo della scuola, le odierne difficoltà, di prospettive e di risultati prima che di risorse, potrebbero diventare una preziosa occasione per quel ridisegno dell'offerta formativa contenuto nella riforma dei cicli proposta da Berlinguer e dalla Moratti, nonostante il riordino della Gelmini del 2010. L'aspetto paradossale è che tale riassetto potrebbe rispondere concretamente a quelle criticità da tutti denunciate, ma di fatto da tutti ignorate.

Analisi dei saperi essenziali, didattica laboratoriale, una governance che riconosca il valore dell'etica delle reciproche responsabilità, un sistema di valutazione a tutto tondo, la valorizzazione sussidiaria delle autonomie regionali in termini gestionali e di programmazione, un nuovo stato giuridico e, non da ultimo, una didattica delle competenze che porti a certificazioni in uscita, oltre il valore legale, in vista delle prove d'ingresso al mondo del lavoro come agli studi superiori, per tutti gli indirizzi.

Ma questo ridisegno, però, una sorta di nuova soglia d'ingresso, sarebbe monco senza la maturità a 18 anni, come per buona parte dei Paesi avanzati.

Si possono fare, a questo punto, delle scelte parziali, senza un disegno complessivo? Berlinguer e la Moratti ci hanno provato, cioè hanno tentato un disegno complessivo. Ma sappiamo come è andata a finire.

Visto il clima italiano attuale, potrebbero esserci le condizioni non semplicemente per riforme settoriali, magari richieste dall'Ue, come il decreto sul sistema di valutazione, ma riforme di struttura. Un ridisegno complessivo, o almeno scelte che lo prefigurino.

Sarebbe bello se l'autorizzazione del ministro Carrozza su una sperimentazione liceale con la maturità a 18 anni si inserisse in questa logica. Parlo del Liceo internazionale per l'impresa, con sede a Brescia, intitolato a Guido Carli, a lungo governatore della Banca d'Italia e infine ministro del Tesoro. Un vero liceo economico, dunque, oltre il simmetrico istituto tecnico, e ben più consistente del liceo economico-sociale, mera opzione del liceo delle scienze umane.

Si tratta di una scuola paritaria, sostenuta da Confindustria, ed è un chiaro segnale a tutta la scuola italiana. Perché, ad esempio, non consentire delle sperimentazioni anche per le scuole statali? Un tempo si chiamavano "sperimentazioni assistite", un momento di ricerca-azione innovativo.



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