BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Decreto Carrozza & libri, qual è la vera lobby?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

È tuttavia singolare che anche in questo caso gli animi si siano accesi soprattutto per i libri scolastici, con accuse al ministro, strattonato da ogni parte, ora per eccesso di attenzione alle ragioni degli editori scolastici, ora per eccesso di fantasia nell'esaltare le mirabolanti economie che il passaggio al digitale può (potrebbe, potrà) comportare, non si sa ancora in virtù di quale alchimia aritmetica, ma soprattutto con quale concreto risultato sull'apprendimento dei milioni di studenti  che frequentano le scuole italiane, dislocate su un territorio nazionale che non garantisce a tutti le stesse opportunità di fruizione del digitale, a casa e a scuola. Intanto le risorse per sostenere i meno abbienti nell'approvvigionamento dei "contenuti culturali" necessari per consolidare la propria formazione, sia pure con i vecchi libri, quest'anno sono state dimezzate (da 103 milioni di euro a 50 milioni, ma vuoi mettere con i miracoli del digitale). 

La notizia non ha suscitato interesse, anzi è stata tenuta molto dignitosamente riservata, mentre riemergeva la vecchia propensione italica a dividerci, anche nel caso del digitale, tra guelfi e ghibellini. Eppure in questa incandescente materia non ci sono, né tra i docenti, e tanto meno tra gli editori, "negazionisti" ad oltranza, ma solo "realisti", che ritengono di doversi fare carico delle diverse velocità a cui viaggia questo paese, non certo per colpa dei giovani che, Costituzione alla mano, devono poter studiare con profitto anche nelle situazioni più deprivate sul piano delle nuove tecnologie, e con strumenti quanto meno sicuramente collaudati.

Accusare il ministro di avere ceduto alla lobby degli editori per avere previsto nel decreto attuativo una gradualità che sta scritta nella legge a cui deve dare attuazione è semplicemente ridicolo, se non in malafede, a maggior ragione perché l'art. 1 salvaguarda anche un mercato dell'usato che non è davvero al vertice delle aspettative di chi i libri li produce (e per di più corredati da materiali digitali integrativi) con la legittima aspettativa di vederli validati e adottati dai docenti per venderli ad un prezzo equo (e non demagogicamente "inventato"). Un comportamento che sicuramente non viola né i sacri principi della Costituzione, né le regole che vanno rispettate per i contenuti culturali resi  fruibili su supporto digitale e neppure il normale approccio imprenditoriale di aziende che non abbiano tra i loro obiettivi il fallimento e la messa in cassa d'integrazione dei dipendenti.

Immagino che dopo queste considerazioni verrò iscritta d'ufficio tra i nostalgici di Gutenberg, non degli amanuensi, spero, che copiando tramandavano anche un sacco di errori e false interpretazioni. E c'è voluto del tempo per rimettere i testi (e le teste) a posto.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
27/10/2013 - Lobby o no, il Ministro non torni indietro! (Sergio Palazzi)

Il mio punto di vista, di genitore, insegnante, autore a tempo perso e persino minimo studioso dell'evoluzione dei libri di testo, tende ad essere abbastanza diverso. Ho avuto molti contatti con case editrici; alcuni dei rappresentanti che incontro sono degli amici. Ma credo che il concetto di libro di testo, così come è oggi vissuto nella maggior parte delle scuole, non sia esempio né di progresso culturale né di evoluzione del sapere. E' appena il caso di citare S.J. Gould, che su conservatorismo e ricerca del facile consenso dei libri di testo scriveva pagine fulminanti negli USA di 30 anni fa. Nel mio piccolo, non posso che rilevare come da decenni il livello dei testi si sia progressivamente abbassato, spesso fin sotto la soglia del decoro, e le normative via via susseguitesi non possono non averne responsabilità. Un tempo il testo scolastico era forse l'unico che entrava nelle case e si conservava per la vita, oggi c'è la gara a rivenderlo (in fretta, prima che esca la nuova edizione): qualcosa vorrà pur dire, no? Quante “nuove edizioni” sono effettivamente nuove e magari migliorate? Quante invece le opere originali, nostrane o di importazione, reimpastate, stravolte, sminuzzate dall'insipienza di certi editor che castigano originalità ed anticonformismo? Per il riscatto della scuola, ma direi anche dell'editoria scolastica di qualità che spero torni a rifiorire, abolire le adozioni obbligatorie non è certo la condizione sufficiente, ma sicuramente è necessario.