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SCUOLA/ Il 44% sbaglia strada? Solo la bellezza può "fermare" il disastro

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Qui sta il problema serio delle scuole superiori, che uno studente possa trovare un adulto capace di valorizzarlo, capace di cogliere il valore che porta. Incontrare insegnanti che valorizzano rafforza nella scelta, la fa maturare, al contrario trovarsi di fronte alla freddezza di chi vuole solo il dovere per il dovere porta al massimo a sopportare la scuola come un peso di cui liberarsi al più presto. Occorre allora introdurre dentro la scuola un nuovo approccio, tale per cui in quello che uno studente o una studentessa impara, tante volte con non poca fatica, possa trovare qualcosa di appassionante per sé, il fascino di una bellezza che ne liberi le energie creative. Non si deve eliminare il dover fare, non si devono togliere compiti o esercizi; c'è qualcosa di più importante da aggiungere, di importante e semplice − che uno studente sappia che quello che impara ha un valore. 

Anche i voti agli esami di Stato rientrano in questa logica di svalutazione della persona: capita spesso di trovarsi di fronte alla delusione di studenti che al posto di un 80 hanno preso un 78 o votazioni similari. Ci si chiede spesso perché gli insegnanti siano così restii a valorizzare gli studenti, tanto da essere così poco disposti ad assegnare due punti per fare un voto pieno. Una domanda di difficile risposta, ma sintomatica di quella rigidità che porta a considerare gli esami di Stato come un incubo, all'opposto di quello che dovrebbero essere in realtà, la valorizzazione di un percorso di maturazione di sé. Si dovrebbe finalmente avere il coraggio di mettere da parte le misurazioni per andare a vedere quello che un ragazzo vale, dove stia la sua positività e con questo indicargli la strada che deve percorrere per riuscire nella vita. 

Rimane un'ultima e decisiva domanda: chi degli insegnanti è soddisfatto degli studenti con cui ha fatto anni di scuola insieme? Chi li ha così a cuore che li risceglierebbe? È ora di chiederselo! Sarebbe interessante che ogni insegnante, spesso così portato a vedere i limiti e le incapacità dei suoi studenti, cominciasse a chiedersi che cosa vede di positivo in ogni suo studente. Questa sì sarebbe una rivoluzione.

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