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SCUOLA/ Quel naufragio della scuola media "uguale per tutti"

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Oggi la socializzazione è un'esigenza sempre molto presente nella formazione, anche se spesso la si cita e la si pensa come necessaria soprattutto per i ragazzi più difficili e più fragili, individuati fra i diversamente abili o fra i portatori del disagio dovuto ai bisogni speciali di apprendimento o ai bisogni particolari di comportamento. Troppo spesso, infatti, ci si accontenta per loro di una frequenza scolastica finalizzata a garantire soltanto una piccola socialità, invece di cercare e mettere in campo ogni occasione capace di  promuovere le opportunità di formazione e di sviluppo di ogni persona. 

Oggi come allora, l'accoglienza dei bisogni educativi di ciascun allievo necessita di adulti capaci di offrire ipotesi di cultura e conoscenza della realtà che favoriscano la costruzione di un progetto personale di presenza nel mondo e la ricerca di un senso per la vita.  

L'idea che la media sia inadeguata e in crisi è ampiamente condivisa da docenti e genitori. È difficile infatti garantirvi apprezzabili e diffusi livelli di apprendimento e adeguate modalità di comportamento.

Troppo diverse sono le esigenze di ragazzi che, in tre anni, passano dalla semplicità e unitarietà del mondo infantile alla complessità e drammaticità di quello adolescenziale. Nei primi due anni regge ancora la dimensione elementare della conoscenza e una visione unitaria della realtà, ma al terzo anno esplode, con l'età, un'esigenza vigorosa di protagonismo e di essere e fare in proprio, senza le mediazioni degli adulti, dentro la complessità del vasto mondo.

Diviene difficile così la convivenza dentro la scuola e questo spinge qualcuno a ipotizzare che sia necessario un ripensamento del modello. Qualcuno pensa che possa essere una soluzione collegare maggiormente la terza classe al biennio della scuola superiore, anch'esso sottoposto all'obbligo scolastico. Ciò sposterebbe in avanti anche la scelta degli studi successivi, oppure anticiperebbe la scelta di un anno, in seconda.

Certamente ciò chiama in causa l'orientamento, come dimensione fondamentale per aiutare i preadolescenti a scoprire se stessi e le proprie attitudini. Un orientamento fatto non tanto da attività aggiuntive e da specialisti, ma da un'offerta formativa che sappia contemperare le conoscenze teoriche nelle discipline di base con le abilità pratiche e laboratoriali, possibili attraverso le Educazioni. Perché ciò accada è necessario chiamare in causa i docenti, cui è richiesto di lavorare in comune, nella scuola e nella classe, per definire percorsi equilibrati e tenuti sotto controllo, e cui è richiesto di aggiornare e approfondire la propria professionalità attraverso la formazione e l'esperienza.



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COMMENTI
28/10/2013 - Schettino docet (enrico maranzana)

“L’idea che la media sia inadeguata e in crisi è ampiamente condivisa” una conclusione immotivata, senza fondamento: dagli errori commessi in fase d’ideazione si fa derivare il mancato conseguimento dei risultati attesi. Perché non si capitalizzano le esperienze? Perché sul terreno dell’analisi critica non si pongono anche i comportamenti professionali della dirigenza e dei docenti? I programmi della scuola media del febbraio 79 [che il ministro Profumo ha cestinato] sono del tutto sovrapponibili con l’assetto previsto dalla legge 53/2003: da un lato si afferma che le conoscenze sono “strumento e occasione” d’apprendimento, dall’altro lato si stabilisce che la finalità del sistema educativo è la promozione delle capacità e delle competenze dei giovani da conseguire “attraverso” le conoscenze e le abilità. Perché non ci si interroga sul fatto che i programmi del 79 non sono stati applicati? La vita delle classi è ancor oggi scandita dai capitoli dei libri di testo e si fa coincidere il significato di apprendimento con l’imparare.