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SCUOLA/ È meglio essere in "serie A" o realizzarsi nella vita?

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Ma da una traguardo così arduo ci separa ancora, purtroppo, un enorme gap culturale, tipico di un'Italia che non ha completamente smaltito le tossine di una ideologia che ha identificato nel lavoro una fonte permanente di disuguaglianze sociali, conflitti e sfruttamento, anziché uno strumento di realizzazione della persona e del bene comune. Siamo ancora impantanati nell'idea che "il lavoro non nobilita l'uomo", mentre sarebbe necessaria una "rivoluzione culturale" che ci portasse a riconoscere non tanto che il lavoro nobilita l'uomo, quanto che è l'uomo a nobilitare il lavoro, poiché la persona non vale per ciò che produce o per il gradino che occupa nella scala sociale, ma semplicemente perché esiste.

Fra poche settimane i nostri ragazzi di terza media dovranno cominciare a decidere in merito al proprio percorso scolastico futuro. In diverse Regioni, purtroppo, è ancora impossibile accedere direttamente alla Formazione professionale dopo la secondaria di primo grado, e comunque tantissimi genitori sono ancora spaventati dall'idea che il figlio non vada ad un liceo.

Sarebbe auspicabile, invece, che i giovani potessero scegliere in prima persona il percorso che li convince di più, senza troppe pressioni sociali e familiari; ma, ancor più e ancor prima (perché diversamente la scelta non avrebbe modo di esercitarsi concretamente) sono auspicabili tutti quegli interventi che incrementano i meccanismi di flessibilità e la gamma delle opzioni, in un sistema di reale libertà di scelta e di molteplici possibilità formative. Tutte di "serie A". Nell'istruzione, come nel lavoro, ognuno ha la sua strada e ogni strada è degna, perché degno è l'uomo. 

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