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SCUOLA/ Bertagna: gli studenti stranieri non esistono

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Quelli di terza, infine, se spesso tornano monolingui, con tutte le mancate opportunità e chiusure che la circostanza può comportare, restano però spesso bi-culturali: due culture, con storie, significati, abitudini e un immaginario diversi, in una sola lingua, la nostra. Bel problema, come sanno i linguisti, ma pure gli antropologi, i sociologi, i pedagogisti e i didatti. Perché gli unici a non considerarlo dovrebbero essere proprio i docenti e la scuola?  

2. La seconda questione costringe, e io aggiungo: finalmente, a confrontarsi con la tradizionale rigidità organizzativa del nostro sistema scolastico. Nonostante l'enfasi più che decennale sull'autonomia, infatti, un marziano che avesse visitato le nostre scuole 80 anni fa, appena dopo la completa centralizzazione statale fascista, e rifacesse il suo grand tour nel 2013 non avrebbe l'impressione di trovarsi dinanzi a due strutture organizzative diverse. Si continua, infatti, a ragionare per "classi d'età" e per preordinati "passaggi di classe" o, addirittura, come accade nella vita militare, "di grado". Ma, ciò che è ancora peggio, si continua a pensare per "classi" intese come unità amministrative minime la cui costituzione è decisa dal ministero. 

Il risultato è che sono i ragazzi a doversi adattare alle classi e non, come il buon senso pedagogico suggerirebbe, il contrario. Contrario che, per essere praticato, implicherebbe la sostituzione del costrutto organizzativo "classe" con quello di "numero di allievi" che ogni scuola dovrebbe poi articolare, a seconda delle attività e delle competenze di ogni studente, in gruppi permanenti e in gruppi temporanei che possono essere, a seconda delle esigenze, gruppi elettivi (sport, attività espressive, hobby, teatro, cinema, musei e così via), di livello (ovvero di approfondimento, recupero e sviluppo degli apprendimenti) o di compito (tipo: elaborazione e realizzazione di progetti, risoluzione di problemi, produzione di manufatti, esecuzione di lavori ecc.). Con una flessibilità oggi inesistente. E con un bisogno di competenze organizzative e gestionali di sistema che, purtroppo, non sono mai state prese in considerazione né nella formazione dei docenti né in quella dei dirigenti, né, tanto meno, in quella della formazione di figure intermedie tra i primi e i secondi. 

3. La terza questione rimanda ad un'antica consapevolezza purtroppo trascurata. Oggi, non solo la scuola, ma anche le famiglie in genere, ai fini della qualità degli apprendimenti, tendono, infatti, a sopravvalutare il ruolo del bravo docente che "spiega" a tanti allievi che ascoltano e che lavorano insieme, nella stessa classe. Parallelamente sottovalutano, invece, la straordinaria efficacia assicurata, quando è ben organizzato e governato da docenti esperti, dal mutuo insegnamento tra studenti di età, culture, costumi e competenze perfino linguistiche differenti. 



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