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SCUOLA/ Lasciar fuori iPad e tablet? Una "tentazione" pericolosa

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Certo è che le potenzialità della tecnologia odierna, seppur meno rivoluzionaria dell'invenzione della scrittura (pensiamo a quale straordinario effetto deve aver sortito), rischiano di mettere in crisi un sistema educativo che voglia formare un soggetto pienamente cosciente di sé e delle sue potenzialità e non un mero utilizzatore di congegni. Il supporto digitale rispetto al supporto cartaceo ha infatti lo svantaggio (reputato un grande pregio) di trasformare completamente la percezione che si ha della rappresentazione e della comunicazione. Lo strumento digitale possiede l'innegabile facoltà di ridurre al minimo l'azione di chi lo utilizza e lasciare spazio allo strumento stesso. È senza dubbio reale il rischio di un'eclissi del soggetto a vantaggio dell'oggetto, del mezzo che dovrebbe, al contrario, avere la funzione di stimolare la crescita e la maggior consapevolezza del soggetto. Sarebbe paradossale se ciò accadesse nella scuola.

Per fortuna, però, non siamo ancora nella situazione in cui la scuola è invasa soltanto dalla tecnologia imposta dalla irrefrenabile sete di progresso di chi decide le sorti della pubblica istruzione. Per fortuna (o a volte purtroppo) nella scuola c'è ancora chi ha la responsabilità, o almeno il compito, di insegnare. La scelta di se e come dotare uno studente di più o meno strumenti tecnologici per lo studio e l'apprendimento di una materia è, in fondo, ancora del docente. Questo fatto potrebbe forse spaventare più di altri scenari, ma si tratta di un grande vantaggio. Il docente conosce la sua disciplina, ne conosce i fini, le potenzialità, le strategie di insegnamento. Chi meglio di lui può decidere di quali strumenti avvalersi per una migliore comunicazione dei suoi saperi? Chi meglio di lui sarebbe in grado di scegliere il modo migliore con cui l'alunno possa entrare in contatto e far proprie le conoscenze della materia? 

Se può essere fissato un argine al dilagare incontrollato della tecnologia, questo può essere posto solo dal docente. Egli è chiamato dunque a porsi il problema della tecnologia e a verificare come questo strumento possa essere funzionale all'apprendimento della propria disciplina in una prospettiva che, ovviamente mutata, può rivelarsi preziosa. Il docente ha la possibilità, l'occasione in questo momento, di "mettere le mani in pasta", di prendere contatto in maniera efficace con le tecnologie ora messe a disposizione e con esse riflettere nuovamente sui propri saperi per costituire una rinnovata proposta didattica in cui la progettualità possa essere maggiormente curata e ampliata. In questo processo è potenziato, dunque, e non omesso, il momento riflessivo sull'impiego della tecnologia, e il mezzo non usurpa il posto al messaggio ma ricopre il ruolo che l'insegnante, rigenerato regista dell'azione conoscitiva, decide che debba ricoprire. 

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