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SCUOLA/ Il pc è solo uno strumento?

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Prima abbiamo visto i personal computer, poi Internet, poi le lavagne elettroniche (Lim) e ora progetti e bandi come il recente Generazione Web Lombardia e i tablet. Non è stato facile per la scuola, e non lo è tuttora, assorbire e stabilizzare una tecnologia che si è evoluta con tanta rapidità.

Prima incerto e scettico (quando non ostile), ora una parte del mondo scolastico vive il fenomeno con un'entusiastica adesione. Sulla rete − basta scorrere tanti siti e filmati su Youtube − si trovano numerosi richiami alla "scuola digitale", autentica rivoluzione del sapere e delle metodologie passate e rimedio di tutti i mali. Non mancano, in contrapposizione, le posiziono scettiche, che vogliono preservare l'insegnamento autentico, e quindi la scuola, da questa acritica deriva digitale.

È presto per trarre conclusioni sugli esiti di questa progressiva digitalizzazione delle scuole, che è appena agli inizi.

Perché la rivoluzione tecnologica a cui si ispira non è un'invenzione scolastica, ma un fenomeno squisitamente extrascolastico, di vastissima portata, che da tre decenni sta cambiando radicalmente, in tutto il mondo, le modalità di elaborazione, di selezione, di conservazione e di condivisione delle informazioni e dei saperi.

Le conseguenze, anche quelle sulla scuola, per ora si possono prevedere solo in parte, ma in ogni caso con un tale mutamento la scuola, al di là di acritiche sottomissioni e di nobili rifiuti, non può non fare i conti, e qui sta forse il punto più debole della posizione scettica nei confronti dei vari aspetti della "scuola digitale".

Uno dei punti più interessanti è che, forse in modo nuovo, attraverso questa rivoluzione stanno riemergendo, a scuola, problemi in realtà antichi e importanti, che vanno affrontati e non tralasciati, come più di una volta capita di fare.

La "pioggia di hardware" (vedi tablet), assieme alla connettività "a banda larga" che stanno interessando tante classi, se da una parte non trasformano affatto la scuola italiana nella famosa "scuola digitale", dall'altra fa emergere potentemente, negli allievi e nei docenti interrogativi, risorse e domande preziose per tutta la scuola.

La relazione tra strumenti e fini, e il loro inserimento in una progettualità complessiva, sostanziale e lungimirante, non semplicemente amministrativa o ridotta al necessario per i vari "bandi e progetti", si sta riproponendo, almeno come problema, da più parti, con esiti interessanti.

Così come il valore non "neutro" degli strumenti scelti (imposti?), che, anche senza scomodare McLuhan, incidono nettamente sul tipo di contenuti e sulla loro pertinenza. Nello strumento tecnologico informatico esiste infatti una polarità di flessibilità e di rigidità che va compresa e affrontata, per capire meglio i suoi vantaggi, indubbiamente interessanti, ma anche i limiti che inevitabilmente porterà con sé.



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