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SCUOLA/ Lezione di italiano, parla il prof Bergoglio

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Dunque, riflettiamo: quali vincoli aveva il professor Bergoglio? Quello di svolgere un programma di massima (sapere dove arrivare più o meno). E basta.

Penso all’oggi: dichiarare il programma in dettaglio, dichiararne la scansione in periodi, assegnare compiti secondo i modelli previsti all’esame di Stato, valutare secondo griglie comuni a tutto l’istituto, stabilire i livelli minimi di apprendimento in conoscenze e competenze, stabilire i contenuti minimi per il saldo dei debiti, assegnare prove che consentano di valutare con precisione il possesso di tali contenuti; tutto questo in documenti elaborati dalle singole scuole autonome che, nella loro autonomia, vincolano e normano anche il respiro, così che si possa sempre dimostrare che si è fatto ciò che si è dichiarato, secondo la filosofia della qualità, e che si è dunque inattaccabili. Perché poi è questo che conta, essere inattaccabili. Che cosa si diceva a proposito del rischio?

Se confrontati con la mole di moduli, documenti, scale di misura e regolamenti di una scuola autonoma media, i programmi ministeriali della vecchia scuola centralistica appaiono un giogo ben leggero!

Tanto più che ormai le eccezioni, gli scarti rispetto ai contenuti ordinari, gli extra sono ben più normati e cogenti delle bonarie indicazioni ministeriali. Delle quali, del resto, ci si premura di chiarire che sono solo indicazioni, da prendere con flessibilità. Mentre i liberi progetti della scuola autonoma, dal monte ore rigidamente stabilito, una volta introdotti chi li muove più? Sono essi il nuovo canone, ve ne siete accorti? Anche perché di rado vengono creati all’interno di un istituto, trattandosi per lo più di prodotti preconfezionati, da enti o esperti esterni che li propongono identici anno dopo anno, scuola dopo scuola. L’unica cosa intangibile, o di fatto intatta, è la parte mobile del piano dell’offerta formativa.

Ma torniamo al rischio di cui parla il Papa. Che cosa permette di affrontarlo? Che cosa rende sopportabile e ragionevole lo scarto rispetto alla norma, anzi il libero gioco con la norma stessa? La sua esistenza, appunto. Tanto più liberamente può sbrigliarsi in un tripudio di forellini la fantasia della ricamatrice quanto più solida è la trama della tela su cui lavora. Ma si potrebbe cominciare dal ricamo, nel vuoto?

Questo non significa che non ci possa permettere nulla fino a quando detta trama non sia divenuta possesso sicuro dello studente: è piuttosto una questione di sfondo. 

Alcuni elementi di questo sfondo? Il primo, banalissimo, è il libro di testo. Anche lo studente più svogliato, se in classe deve maneggiare un manuale, non può non accorgersi che c’è un ordine  (assimilandolo, anche, in qualche misura) e sa benissimo quando questo ordine viene seguito e quando no: è così che il "quando no" diviene significativo. Ma gli allievi delle classi digitali? 



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COMMENTI
07/01/2016 - Questioni di sostanza (Gabriella Villa)

Dissento. Le competenze non sono contraddizioni nei confronti della libertà di scegliere e spaziare nelle letterature. Il saper fare non obbliga a dimenticare la poesia. Il commento di Bergoglio dice altro! E cioè che la proposta educativa sta nella capacità del docente di "tenere il filo" (programmare) e di condurre lo studente lungo la via che "l'educatore" sa tracciare, verso quei traguardi che, nel percorso, apriranno scenari nuovi. Non importa da dove si parte e quale sentiero si segue... l'importante è non perdere di vista il traguardo. Ma il docente lo deve sapere e deve conoscere la via per giungervi. Altrimenti come può condurvi i suoi studenti? Il progetto è per definizione in divenire, non è scolpito nella pietra, ma deve essere adattato alle situazioni che si determinano in corso di svolgimento. Il digitale poi è solo un supporto. Di nuovo è "l'educatore" che determina i vincoli e l'assetto culturale. Il problema semmai è: e se non lo fa? Si può sempre appellare al libro di testo, se c'è.