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SCUOLA/ Lezione di italiano, parla il prof Bergoglio

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Nella loro percezione non c’è alcun ordine da cui i vari elementi possono essere estratti, presi o tralasciati secondo criteri diversi: ci sono solo ricami senza tela intorno. Che significato liberatorio può avere giocare con un ordine che non esiste? Che senso della scelta può maturare là dove si ignora anche l’esistenza di ciò che è stato scartato?

Un altro elemento dello sfondo? Si è originali rispetto ad un assetto culturale condiviso, si sceglie di essere liberi rispetto a qualcosa di vincolante. È ancora così nella scuola di oggi? Anzi, per essere precisi, è ancora così per un insegnante di materie umanistiche? O i timidi conati con cui cerchiamo di difendere l’obbligatorietà di certi contenuti sono destinati ad apparire ridicoli, patetici, attardati o, peggio ancora, fisime da gente viziata, poste di traverso a bloccare la marcia della scuola delle competenze e dei progetti?

In sede di bilancio, sia pure del tutto empirico, si può dire che gli ultimi due decenni abbiano visto decrescere gradualmente gli spazi per fare scuola nel modo raccontato dal papa: meno ore curricolari, più ore sottratte all’insegnante e consegnate al Pof, classi molto più numerose, determinazione esterna degli strumenti. Tuttavia, la prospettiva sottesa appare ancor più necessaria, moralmente obbligante: si tratta di affermare che non esiste scuola al di fuori del libero gioco delle libertà, di affermarlo nella spessa coltre nebbiosa di burocrazia, organizzazione, medicalizzazione che pesa sempre più greve sui ragazzi (ricordiamoci di Vaclav Havel, delle sue profetiche parole sull’universo sovietico come "futuro" dell’occidente!); si tratta di difendere la centralità, necessaria all’umano, dell’esperienza estetica (Bergoglio usa quattro volte, in poche righe, i termini "piacere", "prender gusto": provate a tradurre tutto nella pseudolingua delle competenze!), di difenderne la dignità culturale in generale e di difendere le materie  di cui costituisce il contenuto specifico.

E poi, le cose succedono. "Prof, c’è un mio amico che dice che nulla ha senso, che siamo nati solo per morire e allora tanto vale buttarsi via… Mi consigli un libro da fargli leggere, per vedere se ci ripensa". Oh no, aiuto, è trioppo difficile, sbaglierò di sicuro… Ma che cosa ha innescato la sequenza di pensieri che ha condotto a una simile richiesta? Che si era letto in classe fino a pochi minuti prima? Foscolo, Dei sepolcri.



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COMMENTI
07/01/2016 - Questioni di sostanza (Gabriella Villa)

Dissento. Le competenze non sono contraddizioni nei confronti della libertà di scegliere e spaziare nelle letterature. Il saper fare non obbliga a dimenticare la poesia. Il commento di Bergoglio dice altro! E cioè che la proposta educativa sta nella capacità del docente di "tenere il filo" (programmare) e di condurre lo studente lungo la via che "l'educatore" sa tracciare, verso quei traguardi che, nel percorso, apriranno scenari nuovi. Non importa da dove si parte e quale sentiero si segue... l'importante è non perdere di vista il traguardo. Ma il docente lo deve sapere e deve conoscere la via per giungervi. Altrimenti come può condurvi i suoi studenti? Il progetto è per definizione in divenire, non è scolpito nella pietra, ma deve essere adattato alle situazioni che si determinano in corso di svolgimento. Il digitale poi è solo un supporto. Di nuovo è "l'educatore" che determina i vincoli e l'assetto culturale. Il problema semmai è: e se non lo fa? Si può sempre appellare al libro di testo, se c'è.