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SCUOLA/ Gentili (Confindustria): il decreto Carrozza, troppi precari e poco lavoro

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

La Germania dell'epoca non era certo la locomotiva d'Europa come è oggi e, anzi, lo sforzo economico per la riunificazione aveva creato nel paese un profondo senso di sfiducia per il futuro. Ma sul rapporto scuola-lavoro avevano le idee chiare, grazie anche al loro tradizionale modello duale e ad una già articolata legislazione sull'apprendistato che faceva di quest'ultimo non un semplice contratto di lavoro bensì un effettivo segmento del percorso formativo. 

Agenda 2010 rappresentò l'inizio della ripresa tedesca, con gli effetti che abbiamo tutti davanti.  Oggi in Germania la disoccupazione giovanile viaggia sul 7%, mentre in Italia ha superato la quota psicologica del 40%. È vero: molti dei nostri giovani tra i 15 e i 24 anni sono ancora impegnati negli studi (a proposito, siamo il Paese d'Europa in cui i giovani più si intrattengono nello studio) ma è anche vero che in Italia solo il 3% dei giovani tra 15 e 24 anni studia e lavora. Mentre in Germania almeno un giovane su due impara anche un mestiere. 

È evidente che una svolta culturale per la nostra scuola è necessaria. Oggi se un giovane sbaglia scelta, in particolare per la scuola secondaria o per l'università, rischia di studiare per anni in un percorso che lo porta direttamente alla disoccupazione. È una questione molto delicata che, non a caso, il decreto affronta finanziando con 6,6 milioni di euro l'orientamento scolastico. 

L'orientamento scolastico è un tema su cui bisognerà tuttavia tornare, anche perché nel decreto da una parte si finanzia l'orientamento, ed è un bene, ma dall'altra non si prevedono sostanziali interventi di promozione dell'istruzione tecnica e dell'istruzione professionale che sono i canali fondamentali per far ripartire la nostra economia e per dare ai giovani l'opportunità di entrare prima nel mondo del lavoro. Così come assenti sono interventi migliorativi di Its e Poli tecnico-professionali che invece si stanno dimostrando molto funzionali in tanti territori di tutto il Paese. 

Manca completamente nel decreto, ma voci di corridoio fanno immaginare che sarà presente negli emendamenti che saranno presentati in forma bi-partisan, il tema dell'apprendistato e della formazione professionale. Apprendistato nella scuola secondaria e apprendistato nel triennio dell'università. Sono queste alcune scelte che il legislatore potrebbe adottare per completare il decreto e renderlo davvero rispondente alle esigenze dell'occupazione dei giovani.

C'è dunque ancora molto da fare per migliorare la scuola italiana, ma il primo passo compiuto sembra andare nella buona direzione. 



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