BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Se la libertà di educazione è un diritto tradito (in Italia)

Pubblicazione:

Giovani docenti al lavoro (Infophoto)  Giovani docenti al lavoro (Infophoto)

La relazione fondamentale è affidata a Charles L.Glenn, della Boston University, che conosce la situazione italiana per averla studiata a fondo, quanto ovviamente quella statunitense, e che porrà a tutti la questione: cosa s'intende veramente per "libertà di educazione" sia in senso culturale che politico, cioè in termini di reale fattibilità dell'unica via d'uscita dalla crisi formativa in cui il nostro Paese sembra essere incappato da tempo, a voler dare retta alle valutazioni internazionali sempre piuttosto impietose? Dirà presumibilmente, il professore americano, che la libertà di educazione (una scuola che soddisfi le istanze delle famiglie) è un diritto dei genitori, un ambito di riferimento unico per il lavoro dei docenti e, da ultimo, un dovere per gli Stati nazionali che dovrebbero promuoverlo. La libertà di educazione fa crescere la scuola perché ne è l'origine, prima che lo Stato ne limitasse l'esercizio imponendo i suoi programmi (che oggi in Italia sono stati stemperati dalle "Indicazioni"). 

La libertà di educazione, testimonierà in seguito Rose Busingye, che a Kampala (Uganda) ha promosso una scuola di mattoni in mezzo alle baracche perché così chiedevano i genitori, attiva le migliori energie dell'uomo: da una parte mobilita la famiglia a trovare risorse e legami nel territorio; dall'altra qualifica gli insegnanti che si rendono disponibili per un progetto che va dalle materie insegnate alle persone che apprendono. Altri interventi seguiranno su questo stesso piano.

Come un seme sotto la neve, il piccolo esercito dei presenti (ma poi non tanto piccolo) si renderà ancora più consapevole che le parole lanciate dalle relazioni sono già in parte da loro realizzate nella esperienza quotidiana di scuole libere (paritarie) cresciute nel Paese e ancora vitali come "scuole del popolo", cioè espressione di una tradizione che si rinnova attraverso l'educazione delle nuove generazioni, e di insegnanti che assumendosi la responsabilità del proprio lavoro uniscono la vocazione all'insegnamento alla professionalità dell'impegno, essendo l'insegnante uno che gioca in campo aperto. 

Sul versante della professionalità docente, poi, nella sola Bologna proseguirà la Convention Scuola di Diesse con le Botteghe dell'Insegnare (quest'anno una ventina) e vari eventi collaterali: assemblee, stand, libri e altro ancora.  Si renderà visibile e sperimentabile che la libertà di educazione è anche ricerca di percorsi all'interno del sapere, che partono sempre da una interpretazione, da un giudizio. È questa la sfida che le "botteghe" lanciano a tutti i partecipanti e al mondo della scuola in quanto tale. Non c'è cultura senza giudizio su ciò che accade in un ambito del sapere e non c'è scuola senza che il sapere si misuri con un contesto fatto di spazi, tempi, esigenze e strumenti di comunicazione. 

Insomma, nel suo genere, la due giorni de 12-13 ottobre è un evento che può segnare una tappa significativa della convivenza civile, sul versante della scuola e dell'educazione. Sicuramente lo sarà per quelli che vi parteciperanno. 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.