BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Uscire a 18 anni? Sì ma a 4 condizioni

Pubblicazione:

Scuola uguale per tutti? (Infophoto)  Scuola uguale per tutti? (Infophoto)

Proposta già allora impallinata da uno strano inciucio tra sindacati scuola, Confindustria e settori conservativi della "cultura classica", con il forte appoggio delle baronie universitarie.

In quella circostanza (come nelle successive), dietro l'apparenza di un riordino, "rimase pressoché immutata l'articolazione del curriculum degli studi in vigore dai tempi dell'unità d'Italia e con essa il rapporto tra insegnamento e apprendimento". Anzi, come denunciato da molti, si è rafforzata la "liceizzazione" del curricolo della secondaria superiore in atto già dagli anni 90.

Solo negli ultimi anni ci si è cominciati ad accorgere della necessità di reinvestire sulle iscrizioni ai tecnici e ai professionali, dopo però che da molto tempo i professionali erano ormai diventati canale obbligato di quelli che avevano voti bassi alle medie.

Non era così negli anni 50-70, quando accadeva che l'accesso ai tecnici e professionali era scelto prevalentemente da chi portava con sé una buona preparazione scolastica e doti di intelligenza pratica.

La Germania insegna: quel tipo di istituti – tra l'altro con una durata più corta degli studi e con una scelta più precoce − sono caratterizzati da una forte professionalizzazione dei percorsi, oltre che (come era in Italia fino agli anni 70) da un radicato riferimento alle esigenze del territorio.
Una esasperata e innaturale esaltazione del modello liceale (che negli anni ha smarrito via via una chiara identità ed una efficacia vocazionale) è cresciuta vuoi a seguito di una distorta esaltazione della cultura umanistica nazionale, vuoi a causa di un pregiudizio ideologico (di sinistra come di destra) contro l'alto valore umanistico del lavoro manuale.

Il progressivo distacco della scuola dal mondo del lavoro (che nessun tentativo di riforma realizzato fin'ora è stato in grado di invertire) è la rappresentazione in realtà del distacco della cultura dalla vita. 

Non si tratta, infatti, di ridurre l'istruzione ed educazione a training, a semplice addestramento lavorativo, ma di rilanciare la sfida della conoscenza come capacità di affronto del reale. 

La strada da intraprendere per uscire da questa chiusura non passa innanzitutto (come alcune mode paiono indicare) dall'esasperazione dell'area delle tecniche e degli strumenti, quanto invece dalla necessità di riprendere in mano la stessa "impresa educativa" attraverso una cultura fortemente legata all'esperienza e costituita da una sistematica riflessione critica su di essa.

3. Per questo, e per affrontare seriamente il riscatto di un percorso formativo alla vita attiva come primario contributo allo sviluppo, bisogna tentare presto una scuola secondaria che, con percorsi di pari dignità e valore, torni a preparare al lavoro, ai mestieri ed alle professioni. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
01/11/2013 - Dove vogliamo andare? (enrico maranzana)

“Non si tratta di ridurre l’istruzione ed educazione a training, ma di rilanciare la sfida della CONOSCENZA come capacità di affronto del reale”. L’oggetto del mandato affidato alle scuole è: promuovere le competenze. Un traguardo che i nuovi regolamenti di riordino del 2010 hanno affrontato, dilatando l’immagine delle discipline: i problemi che ne hanno scandito l’evoluzione e i relativi metodi risolutivi sono stati collocati a fondamento della didattica [laboratori]. Una sfida che la scuola non ha accettato rifiutandosi di intraprendere un percorso di “forte riqualificazione professionale degli insegnanti e dei dirigenti verso le moderne sfide formative”. Per approfondire si veda in rete “Le carenze dei consiglieri del ministro MC Carrozza”.