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UGANDA/ Rose Busingye: Giussani, Carrón e la passione di 12 ragazzi, così nasce una scuola

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Rose Busingye (Immagine d'archivio)  Rose Busingye (Immagine d'archivio)

Dal febbraio 2012, a Kampala, in Uganda è aperta una scuola media superiore intitolata a don Luigi Giussani. “Tutto è cominciato nel 2007 - racconta nel video Rose Busingye, responsabile del Meeting Point International di Kampala - quando alcuni ragazzi del quartiere vennero ad ascoltare don Julián Carrón. Quando Carrón ripartì, quei ragazzi vennero da me e mi dissero: come mi ha guardato quell’uomo? Chi è? Io voglio seguirlo. Erano in dodici e hanno chiesto di essere battezzati”. Quell’incontro ha fatto esplodere qualcosa in quei giovani: “si sono messi a cantare i canti degli alpini. Era accaduto qualcosa che non avevo previsto”. Continua Rose: “io mi chiedevo: perché proprio quei canti? Erano andati su internet e si erano messi a cercare il battaglione Cuneo, il battaglione di Torino e così via”. 

A quei dodici ragazzi se ne sono poi aggiunti altri: “vogliamo cantare anche noi, dicevano. Avevano 12, 13 anni. Stava accadendo una cosa bellissima: i ragazzi più piccoli guardavano quelli più grandi. Così ho pensato: ma allora la fede può educare!”. Così “ho cominciato a vedere che l’unico bisogno del mondo non è quello del pane ma quello dell’educazione. E tutto perché quei ragazzi erano stati guardati in quel modo, nell’interezza della loro persona, non in un particolare. Così ho fatto il tetto della scuola, una cosa che stava accadendo sotto i miei occhi”.

Ma a dare una forte spinta alla realizzazione della Don Luigi Giussani High School sono state le donne, amiche di Rose: “da tempo dicevano: vogliamo educare i nostri figli come siamo state educate noi. E io tra me pensavo: va bene, faremo dei corsi per i bambini. Poi ho capito cosa chiedevano: loro avevano scoperto il valore della loro vita, invece i loro figli no. Quello che le donne mi spingevano a fare è stato risvegliato dallo sguardo che Julián Carrón ha rivolto a quei dodici ragazzi. Così è nata la scuola”. 

Oggi è cambiato anche il giudizio sui ragazzi che frequentano la nostra scuola: “prima la gente del villaggio diceva: prendono i ragazzi dalla strada, come se fossero un ente caritatevole. Oggi dicono: ma che ragazzi sono mai questi? Vogliamo che anche i nostri diventino come loro. È cambiata la mentalità”.     

Adesso le donne sono contente: “specialmente quando hanno saputo che anche l’Avsi ci avrebbe aiutato a costruire la scuola; chi spaccava pietre lo faceva con più determinazione; chi faceva collane ne faceva di ancora più belle, per venderle e raccogliere fondi. Anche chi non aveva figli, sapeva che quello che stava facendo avrebbe aiutato un uomo a scoprire se stesso”.



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