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SCUOLA/ La classe di stranieri a San Donato? Una buona scelta, ecco perché

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La scelta dell'istituto Besta (scuola media) di Bologna di formare una classe di soli stranieri al fine di favorire il loro apprendimento della lingua italiana è stata giudicata in maniera non unanime; senza addentrarci nelle polemiche politiche e nelle differenti posizioni, vorrei sottolineare soltanto alcuni aspetti del processo scolastico connesso al tema dell'integrazione.

Il rapporto scuola-integrazione è oramai diventato un fatto inevitabile: con la stabilizzazione delle migrazioni, si avranno scuole dove il tasso di stranieri si avvicinerà molto a quello degli italiani. Fino ad oggi il problema si è posto in maniera sostanziale soltanto nelle scuole superiori; da qui in avanti il problema si porrà in modo massiccio anche nelle scuole primarie e nella scuola media.

Le critiche maggiori alla scuola prendono le mosse da due modelli ideologici differenti: da un lato c'è chi, in ragione di un'uguaglianza formale, mette in secondo piano il compito formativo rispetto a quello "integrativo", dall'altro lato c'è chi, al contrario, spinge per una scuola dove si forniscano competenze a discapito dei processi integrativi. Entrambe le posizioni rischiano però di immaginare una scuola che in fondo dimentichi uno dei compiti che le sono assegnati.

La scuola, infatti, assomma su di sé (in particolare) due compiti: fornire un'adeguata preparazione scolastica utile allo sviluppo di conoscenze e in grado di mettere in moto e favorire l'emergere delle capacità dei singoli e, contemporaneamente, introdurre i singoli alunni alla vita di comunità. Come tenere assieme entrambi gli scopi, senza che uno di questi diventi un'appendice dell'altro, è il tema a cui dobbiamo rispondere.

Sui temi dell'uguaglianza e della diversità si sono concentrate le critiche maggiori. Per quanto riguarda l'assetto dell'uguaglianza, è necessario uscire dalla logica dell'uguaglianza formale per giungere, in maniera completa, a quella sostanziale. In altre parole, la scuola deve tener conto del fatto che le capacità dei singoli, i loro tempi di sviluppo e di apprendimento sono differenti e, in ragione dello scopo di favorire ciascuno, deve adeguare i propri meccanismi riconoscendo le diversità. La diversità rappresenta l'elemento da includere, non solo per quanto riguarda le origini culturali di ciascuno, ma anche per quanto attiene alle capacità dei singoli. 

In questo senso va rigettato un modello di scuola che non abbia come orizzonte ideale quello di mettere insieme le diversità, facendo comprendere a chi è indietro e a chi è maggiormente avvantaggiato che si è, insieme, parte di una comunità. Se la scuola si preoccupasse soltanto di "integrare" (senza preoccuparsi di rispettare la necessità e di sviluppo dei singoli in ragione delle proprie capacità) presterebbe il fianco ad una integrazione finta perché non terrebbe conto delle giuste aspirazioni personali. 



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