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SCUOLA/ Le 5 "anomalie" del liceo breve targato Carrozza

Il cosiddetto liceo breve (ridotto a soli quattro anni) avviato in versione sperimentale in alcune scuole lombarde suscita molti interrogativi. La lettera di VINCENZO PASCUZZI

Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto) Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

Caro direttore,
vengo subito al merito di questa nota: il cosiddetto liceo breve - ridotto a soli quattro anni - avviato in versione sperimentale in alcune scuole lombarde. Alcuni ne sono sicuramente entusiasti, altri perplessi, altri ancora decisamente contrari. È in atto il confronto.

Pur senza necessariamente scegliere, né schierarsi pro o contro una o l'altra delle opzioni indicate, può essere utile individuare e proporre alcuni aspetti peculiari e sicuramente rilevanti della "sperimentazione" avviata; aspetti che potrebbero essere condivisi da tutti a prescindere dell'orientamento e del giudizio di ognuno, facilitando così il confronto fra le posizioni. Vediamo.

1. Il primo aspetto è sicuramente la sperimentazione. Cosa si intende per sperimentazione? E l'iniziativa avviata con l'approvazione del ministro attuale Carrozza e - pare - anche dei due precedenti Gelmini e Profumo può chiamarsi sperimentazione? Oppure la sperimentazione è solo nominale, di facciata, di copertura e la realtà è un'altra, diversa e più semplice? - cioè l'esito sicuramente positivo della sperimentazione è già scontato, tanto che forse non sarà necessario nemmeno verificarlo?

Una sperimentazione è una procedura nuova, proposta, progettata e poi attuata rispetto a delle scelte, a delle ipotesi, a degli obiettivi individuati ed esplicitati. La sperimentazione ha un suo svolgimento nel tempo che va monitorato mediante significativi indicatori e parametri numerici e quantificabili, in base ai quali eventualmente può essere, la sperimentazione stessa, modificata in corso d'opera. Gli stessi indicatori e parametri alla fine testimonieranno il successo o l'insuccesso della nuova procedura.

Se si tratta di una sperimentazione con tutti i requisiti richiesti, Miur e istituti coinvolti devono comunicarlo e informare in dettaglio. La tanto lodata trasparenza!

2. Il secondo aspetto è costituto dal Cnpi, e dal suo parere obbligatorio che serve al Miur per autorizzare le sperimentazioni. L'allora ministro Profumo non ha provveduto – benché richiesto - a prorogare il Cnpi e il Cnam e non per dimenticanza ma per scelta.

Pertanto l'autorizzazione alla sperimentazione concessa ai tre istituti paritari privati lombardi risulta illegittima (vedere in particolare: D.lgs. 297/94 – art. 25; D.P.R. 275/99 – art.11; D.lgs. 233/99 ancora privo di atti applicativi; sentenza del Tar Lazio n. 4375 del 15/10/2013). Prima o poi la questione si porrà e allora forse – supportata magari da manifestazioni e proteste di genitori e alunni interessati - sarà necessaria una opportuna sanatoria retroattiva.

3. Il terzo aspetto è costituito dal fatto che la sperimentazione avviene solo nelle scuole private e non in quelle pubbliche. È chiaro che le prime possono sperimentare in condizioni particolari e privilegiate: una specie di serra didattica climatizzata con tutti o molti conforti che le seconde, le scuole pubbliche, non hanno e non osano nemmeno sognare. 


COMMENTI
12/11/2013 - La sesta anomalia (Franco Labella)

Bisogna aggiornare le anomalie perché ora ci sono 6 licei statali che nella più' assoluta segretezza anche procedurale hanno chiesto di sperimentare e la notizia non l'ha data un sito di scuola ma il Giornale. Cosa abbia a che fare con l'abolizione totale di ogni forma di sperimentazione abolita dal riordino Gelmini e soprattutto quale dibattito pubblico l'abbia preceduto è un mistero in uno con l'assenza totale di informazione sui quadri orari. Può' essere una cosa seria?