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SCUOLA/ "Perché buttare così i vostri anni?" Lettera a una ragazza che si vende

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Si stupiscono che non proviate rimorso, e di che?, che non lo esprimiate davanti ai taccuini o alle telecamere o agli scranni dei tribunali, e a chi?, che provochiate scandalo, e perché?, presso coloro che vi hanno indirizzato alla sperdutezza dei migliori anni della vostra vita. Avete esagerato, avete oltrepassato il limite, avete lucrato e vi siete fatte lucrare, vi siete rivoltate come belve contro le vostre madri e i vostri padri. C'era un imbroglio, allora, in "godi fanciulla" o "fai quel che ti senti" o "prova tutto quello che c'è da provare"? Avete peccato, ma contro chi? Contro la spensieratezza, contro le possibilità che avete di far tutto o niente, contro la libertà illimitata di scelta di cui disponete come misere benestanti?

"Guai, guai, città immensa, Babilonia, città possente; in un'ora sola è giunta la tua condanna!".

Eppure i nostri padri hanno conosciuto momenti più difficili del nostro. I limiti, più grandi di quelli che si ergono oggi sul nostro cammino, non li hanno annichiliti come stanno annichilendo noi. La loro povertà non toglieva il respiro come a noi, ora, lo toglie Babilonia cadente.

Guardandoci in tasca non troviamo che amarezza? Loro sapevano a chi dare la vita, ne conoscevano il volto, ne coltivavano l'amicizia, ne apprezzavano l'umanità. 

Per noi? Quel che possiamo dire è: "Non c'è ideale al quale possiamo sacrificarci, perché di tutti noi conosciamo la menzogna, noi che non sappiamo che cosa sia la verità"?

Non temere, piccolo gregge nell'immensa Babilonia, non ti abbandonerò, la tua supplica non resterà inascoltata, il tuo grido troverà una dimora amica. C'è dentro il sepolcro di questo spazio dolente un Risorto con sembianze di giardiniere: da Lui prende vita, nel regno della morte, la città della resurrezione.

Oh regalità dei mendicanti:
ho veduto la pianta della vite
dare frutti inattesi,        
i tralci inerpicarsi
fin sopra i cristalli
dei grattacieli
e abbracciare il fango
denso delle discariche.
Il piazzista sciorina
mercanzie deperibili;
il disoccupato
il fumo di una sigaretta
polverosa come il rammendo
di una vecchia poltrona.

Oh regalità dei mendicanti
che tendete la mano
e innalzate edifici.
Il vostro è sguardo
di figli: squarcia il velo
il viso lieto che è Tuo.

A Te porgo
questo dono acerbo di parole:
entrambi sappiamo
che splendore di sole
riluce nel frutto maturo.

"Né chi pianta né chi irriga
è qualche cosa,
ma Dio
che fa crescere".

 



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