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SCUOLA/ Stranieri, ecco i dati che smentiscono il ministro Carrozza

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La "classe ponte", apprezzata da tutti i genitori e dagli alunni, oltre che dal vicedirettore dell'Ufficio scolastico regionale e dal sottosegretario all'Istruzione Gian Luca Galletti (Il Resto del Carlino, 6 novembre), ha dovuto attraversare l'accusa di classe-ghetto, incentivo al razzismo e chi più ne ha più ne metta. 

In un quadro che non può certo definirsi sereno, le affermazioni fatte dal ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza in visita al liceo scientifico Lussana di Bergamo non possono che destare profondo stupore: "Per l'integrazione la scuola ha una sua metodologia, in Italia siamo avanti e la scuola ogni giorno affronta questo tema. Sicuramente c'è bisogno di potenziare e sostenere il lavoro degli insegnanti, ma senza creare percorsi differenziati e punitivi", con ciò bocciando le cosiddette "classi ponte" di alfabetizzazione iniziale per l'insegnamento dell'Italiano Lingua Seconda. E ancora: "in un momento come questo, dopo Lampedusa, non abbiamo bisogno di proposte polemiche, ma di fare integrazione in modi nuovi". Infine, per dare credibilità inconfutabile a questa tesi che difende l'avanguardia serena della nostra scuola sul tema, chiama a testimone l'Invalsi le cui prove, secondo il ministro, dimostrano che "a lungo termine la percentuale di immigrati in classe non fa differenza sui risultati rispetto alle classi senza stranieri. Piuttosto c'è un arricchimento e un'apertura dal punto di vista culturale e della società" (L'Eco di Bergamo, 8 ottobre 2013). 

Analoghi toni ottimistici il ministro ha ribadito a SkyTg24. Consideriamo l'argomento più interessante a sostegno di tale ottimistica visione. Cosa dicono i dati Invalsi 2013? È vero che "la percentuale" − non meglio precisata dal ministro − "non fa differenza"? 

Gli apprendimenti degli studenti stranieri nei dati Invalsi 2013 − L'11 luglio scorso, come ogni anno dal 2007, l'Invalsi ha pubblicato il Rapporto nazionale relativo al Servizio nazionale di valutazione (Snv) degli apprendimenti e alla Prova nazionale, ossia quella sostenuta dagli allievi di terza media all'esame di Stato del I ciclo. Com'è noto l'Invalsi basa le proprie rilevazioni su prove di italiano e matematica standardizzate somministrate agli alunni alla fine dell'anno scolastico di riferimento. I risultati restituiscono un quadro relativo all'intero territorio Italia e disaggregato per Regioni/aree geografiche Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud, Sud e isole, e per livelli, ognuno corrispondente alla classe di riferimento. Le classi sono le II e V primaria, I e III secondaria di I grado e II secondaria di II grado per un totale, quest'anno, di 2.862.757 studenti.

Tra i criteri di elaborazione dei dati vi sono le differenze tra gli alunni e, fra queste, quelle fra alunni italiani e stranieri. Se è vero, come lucidamente notava Bertagna nell'articolo citato, che "alunno straniero" è una definizione astratta e pertanto equivoca, diremo qui che per Invalsi sono "stranieri" (vedi: Oecd, Pisa Technical Report 2006) gli alunni nati all'estero da genitori stranieri (prima generazione) e gli alunni nati in Italia da genitori entrambi stranieri (seconda generazione).



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