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SCUOLA/ Stranieri, ecco i dati che smentiscono il ministro Carrozza

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Già dalle rilevazioni nazionali dell'anno scolastico 2009-2010 i risultati degli allievi di origine immigrata sono stati analizzati distinguendo le prime generazioni dalle seconde. Tutti gli alunni d'origine immigrata partecipano alle prove Invalsi, anche se inseriti per la prima volta in una scuola con lingua d'insegnamento italiana nel corso dell'anno scolastico (Rapporto, p.100). Non è difficile comprendere che i dati sono tanti e fotografano un quadro complesso, tanto che lo stesso Rapporto avverte sulla necessaria prudenza nel considerare la contradditorietà/significatività di alcuni risultati. Vediamo alcuni dei fattori di complessità più rilevanti, ossia la disomogeneità demografica della percentuale di stranieri e il gap italiani-stranieri negli apprendimenti.

1. Disomogeneità demografica degli alunni stranieri − Intanto, dispiace dover smentire il ministro, ma non esiste alcuna ricostruzione dei dati avente come criterio le classi "con percentuale di stranieri" e classi "senza stranieri". In questo è opportuno il richiamo a una regola di buon senso: i dati vanno interrogati secondo la logica – e in questo caso i parametri di differenza − con cui sono stati raccolti ed elaborati. Il ministro invoca una ricostruzione che può, in realtà, essere operata solo dal singolo dirigente scolastico − o, come vedremo, da enti di ricerca autorizzati − che, in qualità di gestore, è l'unico che può accedere ai dati della sua scuola e dunque delle singole classi. 

In altri termini la privacy esige che ogni ds abbia la "fotografia" del proprio istituto. Tuttavia uno studio pubblicato lo scorso settembre, The Tower of Babel in the Classroom? Immigrants and Natives in Italian Schools (R. Ballatore, M. Fort, A. Ichino), è partito dal fatto che l'entità demografica dell'unità-classe è in media stabile e omogenea in Italia, ma la composizione cambia per la percentuale autoctoni/stranieri. Questo studio ha evidenziato che se sostituiamo un ragazzino italiano con un immigrato, in una classe seconda elementare, le risposte corrette date dai nativi nei test Invalsi si riducono di una percentuale considerevole: del 12% in italiano, del 7% in matematica (Cfr. O. Sacchelli, 24 settembre, IlGiornale.it). Tale "danno" si attutisce solo dopo 3 anni. Ed eccoci al fattore più rilevante: tale percentuale di studenti stranieri per classe varia considerevolmente tra Nord e Sud Italia. Se, senza tener conto della differenza tra stranieri di prima e seconda generazione, la percentuale media di stranieri in Italia è tra l'11-12% nelle due classi della primaria, 10-11% nelle due classi del I grado e del 9% nella II di II grado, in realtà nel Settentrione e nel Centro raggiunge il 16-17%, mentre scende al 4-5% nelle aree meridionali ed insulari (Rapporto, pp.100-101).



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