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SCUOLA/ Stranieri, ecco i dati che smentiscono il ministro Carrozza

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2. Il gap italiani-stranieri negli apprendimenti − Torniamo alla differenza italiani-stranieri. Lo scarto negli apprendimenti, soprattutto per gli stranieri di prima generazione, è maggiore laddove la percentuale di stranieri è più alta, ossia il Settentrione (Rapporto, p.103). Il gap sembra attutirsi alla fine del I ciclo, ossia secondo i dati della Prova nazionale dell'esame di Stato. Tuttavia esso riappare, più sensibile, nella scuola secondaria di II grado. Da notare che il pattern evolutivo rileva sempre dei punti percentuale di scarto degli apprendimenti in italiano tra gli studenti italiani e gli stranieri. Solo nel Meridione, gli alunni stranieri di seconda generazione risultano talvolta lievemente migliori degli autoctoni sia in italiano sia in matematica. Basta questo a definire il gap? No. Infatti, va ricordato che i dati sono elaborati per area geografica e dunque il gap è, ad esempio, tra studente straniero del Sud e italiano del Sud. Questo dato deve dunque essere letto "incrociandolo" con la differenza dei livelli di apprendimento degli studenti del Settentrione e del Meridione, che vede i primi più bravi. In altri termini, se gli studenti di Milano e di Palermo fanno la stessa prova, è pur vero che la differenza negli apprendimenti tra italiano e straniero a Palermo sarà minore rispetto all'analoga coppia di Milano, laddove lo studente milanese risulta più preparato del compagno palermitano. Questo suggerirebbe l'opportuna cautela nel considerare la riduzione del gap italiani-stranieri al Meridione rispetto al Settentrione.

Infine, l'Invalsi non consente di esprimere una valutazione del "lungo termine": il Rapporto 2013 illustra un'evoluzione dei dati nell'ultimo quadriennio, ma precisa che la rilevazione nella II secondaria di II grado è stata introdotta solo nel 2011 e che le prove non sono ancorate ad una metrica costante nel tempo necessaria per effettuare confronti assoluti nel tempo (Rapporto, pp.152-153). Non serve poi precisare che l'Invalsi non somministra prove costruite per misurare l'evoluzione dell'"arricchimento culturale" dovuta alla presenza di stranieri in classe sottolineata dal ministro.

Certo è che se, da un lato, come ha già detto Bertagna, la circolare Miur n. 2 dell'8 gennaio 2010 che fissa al 30% il limite di alunni stranieri per classe resta disattesa in alcune regioni, d'altro canto la normativa sui Bisogni educativi speciali (direttiva ministeriale 27 dicembre 2012 e crcolare ministeriale n. 8 del 6 marzo 2013) riconosce anche la condizione di straniero quale causa di possibili disagi nell'apprendimento. 

Misconoscere la realtà delle cose equivale a fare falsa istruzione, finta accoglienza, a creare disagi e incomprensioni, in nome di che? Della calma e del gesso burocratico, della paura delle novità di esigenze che la realtà pone davanti. La burocrazia recalcitra. Ciò significa far perdere la reale sfida ad una scuola che "resiste" a percorrere strade e iniziative flessibili che l'autonomia rende percorribili, come mostra l'esperienza delle scuole Besta di Bologna. Quello dell'autonomia "mancata" in Italia, invece, prima o poi sarebbe un bilancio da farsi: quello sì, purtroppo, può essere ricostruito sul "lungo termine"!



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