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SCUOLA/ E se la Media unica fosse morta nella culla?

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È bene sottolineare questo aspetto: l'istituzione della scuola media unica non rivoluziona le statistiche dell'istruzione post-elementare nell'Italia del dopoguerra. La fuoriuscita delle classi popolari dai limiti ottocenteschi di una scolarizzazione sulla base degli elementi è già in corso ben prima dell'istituzione della nuova scuola. La scelta compiuta in favore del modello unico è una interpretazione possibile di questo processo. 

Va anche aggiunto a questo proposito che si tratta di una interpretazione non molto chiara e soprattutto contrastata, come testimoniano le polemiche sulla conservazione del latino e in particolare sugli insegnamenti opzionali: fin da subito, in altri termini, la scuola media appare incerta tra il radicalismo di chi vuole un tipo unico di istruzione per tutti e chi pensa ad un insegnamento differenziato sulla base di un nucleo comune di saperi. Né vanno trascurate le posizioni ideologiche più arretrate, anche in ambito cattolico, dove l'idea di una scolarizzazione popolare affidata ancora ai maestri elementari appare tutt'altro che marginale.

Come ho detto all'inizio il movimento verso un tipo comprensivo di istruzione secondaria iscrive la politica scolastica dell'Italia all'inizio degli anni Sessanta in un quadro più vasto e che per restare all'Europa ne riscrive la geografia educativa lungo una nuova linea di partizione, che dai Paesi Scandinavi e dall'Inghilterra scende verso il Mediterraneo e include la Francia e appunto l'Italia, seppur in forme diverse e fino ad anni recenti più limitate, lasciando fuori insieme all'Irlanda del Nord il blocco tedesco dell' Europa continentale, Austria e Germania, e l'area della sua influenza fino all'Ungheria.

Questo movimento, che ha dunque una portata molto vasta, si compie nel giro di due decenni. A livello europeo, si può dire concluso a metà degli anni Settanta. Il suo risultato è quello di istituire l'educazione formale di livello secondario come il terreno fondamentale sul quale nella seconda metà del Novecento la popolazione giovanile delle diverse società nazionali acquisisce un nuovo status. È qui insomma che diventano comprensibili gli anni Sessanta e Settanta in Europa dal punto di vista della formazione di una nuova soggettività giovanile.

Ora, a cinquant'anni dalla sua istituzione, la scuola media è di nuovo in questione. Per la verità le obiezioni che le vengono mosse non sono completamente nuove. Come abbiamo visto, fin dall'inizio la sua nascita fu accompagnata da molte polemiche, che investivano tanto la qualità della preparazione degli studenti alla fine del triennio (e degli insegnanti nell'esercizio delle loro funzioni), quanto più generalmente l'identità stessa della scuola unica. Mentre invece passò in secondo piano, e si tende a non ricordarlo neppure oggi, il grande investimento pubblico per dare agli italiani nuovi edifici scolastici e per reclutare insegnanti come mai in passato. 



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