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SCUOLA/ E se la Media unica fosse morta nella culla?

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Negli anni che sarebbero venuti, ad ogni modo, la scuola media si sviluppò stretta tra il ricatto ideologico dell'unicità (non solo il latino, ma ogni opzione veniva guardata come il tentativo di sabotare la democratizzazione dell'istruzione dell'obbligo) e l'idea di una generalizzata inadempienza pedagogico-organizzativa (persistenza di antichi costumi didattici, assenza di doposcuola e di forme moderne di tutoraggio per gli studenti più svantaggiati, ecc.).

Oggi le maggiori obiezioni sembrano concentrarsi sul terreno dell'occupabilità dei giovani italiani e sul rapporto tra scuola e mercato del lavoro (il tema dominante è sicuramente la transizione verso un'istruzione secondaria superiore di tipo tecnico-professionale), ma non aggiungono molto al quadro noto delle insoddisfazioni e delle critiche. La novità è, semmai, nel contesto di un forte indebolimento del ruolo politico e civile dell'istruzione pubblica, la forte pretesa avanzata dalla Confindustria e dai suoi apparati ideologici a funzionalizzare la scuola agli "interessi dell'officina".

Personalmente non sono convinto che sia questo il terreno giusto di comprensione della nuova questione scolastica nel nostro Paese.

(1 − continua) 

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