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SCUOLA/ Uscire a 18 anni? L’"impossibile" non è mai stato così necessario

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Ma poi: di quale formazione stiamo parlando ? Erogata da chi? L'unico intervento realmente utile – e vissuto come tale dai docenti − è il supporto alla progettazione didattica, teso a far passare il focus della professionalità docente dalla "preparazione della lezione"  alla previsione delle attività attraverso cui gli allievi possono conseguire le competenze. 

Occorre allora, prima di tutto, costruire alcune fondamentali condizioni organizzative: la costruzione dei dipartimenti, l'individuazione precisa di responsabilità rendicontabili, e, soprattutto,  la flessibilità. Chi ha detto che le ore curriculari debbano essere intese unicamente come ore di lezione? Che le esperienze di alternanza, in quanto metodologia didattica, non possano prevedere all'interno del monte ore complessivo percorsi di studio-lavoro all'estero? Che non si possa perseguire una logica di certificazione delle competenze acquisite, tramite riconoscimento formale da parte di istituzioni accreditate?

E ancora: perché il calendario scolastico non può prevedere opportuni spazi finalizzati alla loro realizzazione? Non è possibile progettare aree opzionali entro cui gli studenti possano liberamente operare le loro scelte al di fuori del "core curriculum", come avviene in moltissimi paesi non solo europei? 

Tutto questo non ha nulla a che vedere con  una compressione in quattro anni del monte-ore disciplinare e non ha necessariamente bisogno di ambienti super-attrezzati da propagandare sui depliant. Anzi, sarebbe teoricamente consentito e richiesto dalle indicazioni contenute nei documenti di accompagnamento al riordino del secondo ciclo. Teoricamente, perché i dirigenti scolastici che ci hanno provato sanno bene come la rigidità degli organici renda l'innovazione estremamente difficoltosa o addirittura  praticamente impossibile. Se poi aggiungiamo il progressivo calo dei finanziamenti del fondo di istituto provenienti dalla legge 440 a favore del parziale ripristino degli scatti di anzianità, la parziale o mancata applicazione delle indicazioni appare come inevitabile.

E allora? Non appare francamente pensabile, nelle attuali e prevedibili condizioni di finanza pubblica, quel che pure sarebbe necessario: un incremento delle risorse finanziarie e umane che consenta agli istituti di sviluppare l'autonomia nel senso di una nuova organizzazione della didattica, di nuovi criteri di utilizzo dei docenti, dello sviluppo di progetti di internazionalizzazione e di aree opzionali, dell'attribuzione e del riconoscimento delle responsabilità di coordinamento che uniche ne possono garantire la realizzazione.

Ma forse, invece, tutto questo è possibile se, a parità numerica di risorse professionali, si lascia alle scuole la possibilità di strutturarne l'utilizzo su quattro annualità invece che su cinque, utilizzando l'organico in maniera davvero funzionale.

Forse.

Esattamente in questo dubbio sta l'utilità/necessità della sperimentazione che parte. In un numero ridotto le scuole, come è giusto che sia se si vuole che i risultati siano monitorati, confrontati, studiati analiticamente. In scuole che abbiano un legane stretto e positivo con il loro territorio, una consuetudine di rapporto con scuole estere, una disponibiltà dichiarata del collegio docenti, un dirigente disponibile a dedicare la propria professionalità alla sperimentazione. 



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COMMENTI
28/11/2013 - Sono sempre i soliti noti (ROBERTO PELLEGATTA)

Non so se sia così utile sperimentare un liceo più breve. Ci metteremo 4 anni? Ha un senso? E qual è l'oggetto della sperimentazione? Se funziona? Ma allora altro che quattro anni; perchè poi bisogna aspettare gli effetti di un buon inserimento universitario. Quindi aspettiamo 8 anni per vedere se va bene? Ma via: usciamo da queste soluzioni di facciata, che poi, chissà come, sono assegnate sempre "ai soliti noti", alle scuole vicine, più vicine che non si può, al Ministero! La questione seria è solo una: il nostro sistema scolastico, nella secondaria, fa acqua, specie dopo il fantomatico Riordino Gelmini (ma non solo da lì). C'è qualcuno che ha il coraggio di mettervi mano seriamente? Fin'ora all'orizzonte non se ne vede. Intanto.... sperimentiamo. Abbiamo fatto così per decenni, quando mancavano (o non si volevano) soluzioni.