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SCUOLA/ Uscire a 18 anni? L’"impossibile" non è mai stato così necessario

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Senza nascondere che una simile innovazione costituirebbe un banco di prova serio anche per le stesse capacità del  ministero di non rimangiarsi i buoni propositi (non c'entra niente, ma da dirigenti scolastici non possiamo dimenticare la recentissima messa in soffitta di fatto dei concorsi annuali a favore delle graduatorie permanenti degli idonei nei precedenti concorsi a dirigente…)

Certo, sarebbe stato giusto e necessario far precedere l'iniziativa da una discussione pubblica e da una definizione chiara degli obiettivi e delle modalità di verifica. La trasparenza, appunto. Ma viviamo in un paese in cui  le iniziative di innovazione (non senza ragioni, del resto, visto come sono andate le cose negli ultimi tempi!) vengono presentate come "taglio di un anno". E in cui anche il rifiuto da parte del ministro del quindicesimo (!) anno di proroga di un organismo come il Consiglio nazionale della pubblica istruzione (Cnpi) diventa motivo per l'ennesimo contenzioso legale.

Noi pensiamo che la richiesta da parte di alcune scuole sia stata un'occasione opportunamente colta per non perdere altro tempo ma che vada ora sviluppata attraverso una puntuale discussione capace di coinvolgere ciò che è rimasto della ricerca educativa in questo paese: in primo luogo l'associazionismo professionale dei docenti e dei dirigenti, la ricerca accademica, l'expertize istituzionale dell'Indire e dell'Invalsi, con  un respiro che allarghi l'analisi anche alle altre esperienze europee e si traduca infine in una contrattazione sindacale necessaria per l'allargamento dell'esperienza.

L'Andis ha già dichiarato la propria disponibilità in questo senso. Ma forse ancora più importante è che la discussione coinvolga anche quella che si chiamava un tempo la "pubblica opinione", sia nel territorio in cui la sperimentazione si avvia, sia nell'ambito delle grandi scelte nazionali.



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COMMENTI
28/11/2013 - Sono sempre i soliti noti (ROBERTO PELLEGATTA)

Non so se sia così utile sperimentare un liceo più breve. Ci metteremo 4 anni? Ha un senso? E qual è l'oggetto della sperimentazione? Se funziona? Ma allora altro che quattro anni; perchè poi bisogna aspettare gli effetti di un buon inserimento universitario. Quindi aspettiamo 8 anni per vedere se va bene? Ma via: usciamo da queste soluzioni di facciata, che poi, chissà come, sono assegnate sempre "ai soliti noti", alle scuole vicine, più vicine che non si può, al Ministero! La questione seria è solo una: il nostro sistema scolastico, nella secondaria, fa acqua, specie dopo il fantomatico Riordino Gelmini (ma non solo da lì). C'è qualcuno che ha il coraggio di mettervi mano seriamente? Fin'ora all'orizzonte non se ne vede. Intanto.... sperimentiamo. Abbiamo fatto così per decenni, quando mancavano (o non si volevano) soluzioni.