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SCUOLA/ La ricetta di Baricco "contro" i dati Ocse

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Alessandro Baricco (Infophoto)  Alessandro Baricco (Infophoto)

Quando ho letto i dati Ocse che collocavano l'Italia all'ultimo posto tra i 23 paesi della classifica delle competenze alfabetiche, ho pensato che il sentimento di impoverimento che percepivo nella mia esperienza quotidiana di genitore e di sorella di un'insegnante era purtroppo una realtà tangibile. 

Sentire i racconti sulla scuola italiana di oggi è infatti un calvario senza fine. Continue rotazioni di insegnanti. Instabilità permanente del corpo docente con impatto diretto sulla continuità didattica. Inadeguatezza di personale e di metodi di insegnamento. Difficoltà oggettive e pratiche. Nelle scuole manca di tutto. Dalla carta igienica ai fondi per pagare i corsi di educazione fisica. In questo scenario, spesso apocalittico, le famiglie sono chiamate sempre più spesso ad intervenire direttamente, assicurando al plesso scolastico tutto quello che l'istituzione non può assicurare: fondi, computer, sapone per lavarsi le mani e via dicendo.

E allora perché stupirsi se siamo undici punti sotto la media Ocse per le competenze alfabetiche primarie, cinque punti sotto le competenze matematiche secondarie e sedici (sic!) per entrambe le voci per quanto riguarda i laureati? Inoltre, sempre secondo lo studio, soltanto il 30 percento della popolazione italiana possiede livelli di conoscenza che sono considerati il minimo per vivere e lavorare nel XXI secolo. Siamo distanti anni luce dal Giappone che guida la classifica, ma lontani anche da Estonia, Slovacchia e Cipro. Solo la Spagna è messa nelle nostre critiche condizioni, ma comunque ci precede. 

Negli stessi giorni in cui, con grande rammarico, leggevo questi dati, per una delle casualità che fanno parte della vita, passavo le serate fino alle due di notte a vedere i dvd delle Palladium Lectures, un ciclo di quattro incontri organizzati all'inizio del 2013 al teatro Palladium alla Garbatella di Roma da Alessandro Baricco. Quattro lezioni strepitose su argomenti diversissimi tra loro: Kate Moss sul gusto; Tucidide sulla giustizia; Luigi XVI sul tempo e Marcel Proust sulla scrittura. Era così elevato il coinvolgimento che spesso mi dimenticavo dello scorrere del tempo. E, guardando i volti dei presenti in sala, circa cinquecento persone a serata, capivo che il mio sentimento era stato il loro quando avevano presenziato, dal vivo, all'evento.

Quello cioè di lasciarsi affascinare da Tucidide che parla di ateniesi e spartani e che discetta di giustizia. Che bello immaginare una classe di studenti che si perdono nel racconto e che non vogliono più andare a casa nella speranza che il professore si fermi con loro fino alla fine. Per capire. Per imparare. Per emozionarsi. Ma come fare a trasportare questa realtà sui grandi numeri? 



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