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SCUOLA/ Usare la ragione? Una "strana" forma di obbedienza

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Leonardo da Vinci, L'uomo vitruviano (1490 circa) (Immagine d'archivio)  Leonardo da Vinci, L'uomo vitruviano (1490 circa) (Immagine d'archivio)

Ma questa conclusione è sentita da Wittgenstein più che come un successo come una cocente sconfitta: "noi sentiamo che persino nell'ipotesi che tutte le possibili domande scientifiche abbiamo avuto risposta, i nostri problemi vitali non sono neppure sfiorati. Certo, allora non resta più alcuna domanda; e appunto questa è la risposta". Wittgenstein, commenta Esposito, condanna le domande vitali a essere insensate, ma ne avverte inevitabilmente lo scarto. "Perciò – conclude Wittgenstein – colui che mi comprende infine riconosce che queste domande filosofiche sono insensate, egli deve, per così dire, gettar via la scala dopo essere asceso su essa". Questa immagine, che Esposito definisce una delle più drammatiche del pensiero occidentale, rappresenta la cancellazione di ogni tentativo di risposta a quei problemi vitali che sono le questioni insensate della filosofia. Ma nel rifiutare queste domande Wittgenstein tradisce il fatto che queste domande sono ciò che caratterizza la vita dell'uomo. 

L'ultimo compagno di viaggio nell'avventura del pensiero citato da Esposito è Martin Heidegger. In una conferenza del 1953 che si intitola Scienza e meditazione Heidegger afferma che noi siamo così totalmente condizionati dalla scienza intesa come il voler misurare, il porre misura al mondo da parte dell'uomo, da non renderci conto che dentro la scienza c'è qualcosa di cui noi non ci accorgiamo ma senza la quale neanche la scienza funzionerebbe; perché mentre la scienza calcola, misura rigorosamente il dato che le sembra quello più ovvio di tutti, cioè il mondo, la filosofia è il regno dell'inutile. Dove con "inutile", sottolinea Esposito, Heidegger intende qualcosa di grande, cioè di gratuito. Ma "gratuito" può avere una doppia accezione. "Gratuito" può significare assurdo e insensato à la Wittegenstein: ciò che non ha senso ma che c'è senza un senso, perché è troppo grande perché l'uomo possa afferrarlo. Ma "gratuito" significa anche gratis, una donazione che non è l'esito di una nostra deduzione o strategia mentale. Nel calcolabile c'è qualcosa che non possiamo calcolare ma che dobbiamo riconoscere perché è come un enigma, una presenza misteriosa che mi si dà: alla base della fisica c'è qualcosa di originario e sempre già dato, la natura. Se non capiamo come la realtà si manifesta a noi, sembra dire Heidegger, noi, nel tempo, non saremo più in grado nemmeno di misurarla. 

Ecco allora il punto di fascino e, al contempo, il problema della filosofia: che ciò che ci sembra già di sapere possa tornare ad essere una scoperta. 

La provocazione lanciata da Esposito in maniera così affascinante aspetta ora di essere raccolta e investigata dai partecipanti al concorso. E allora, buon lavoro a tutti, la sfida è iniziata. 



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