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SCUOLA/ La spending review tocca l'istruzione tecnica: cosa cambia davvero?

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Proteste davanti al Miur (Infophoto)  Proteste davanti al Miur (Infophoto)

Insomma, elementi per un approfondito ripensamento sul ruolo del ministero centrale per i prossimi anni ce n'erano (e ce ne sono) in abbondanza. La necessità di tagliare poltrone direttoriali, assolutamente doverosa, avrebbe potuto (potrebbe) costituire lo spunto per un ripensamento radicale del presidio amministrativo centrale dell'istruzione, invece che limitarsi a "tagliare" qualche direzione tra quelle oggi esistenti. 

La proposta di riorganizzazione presentata ai sindacati, invece, non pare essere stata elaborata sulla scorta di tale riflessione: a titolo esemplificativo, si potrebbero citare gli accorpamenti molto "ragionieristici" di 8 uffici scolastici regionali, la creazione di una direzione generale "per l'edilizia scolastica" (materia di competenza degli enti locali già dai tempi di Bassanini), la soppressione della Dd per gli affari internazionali, infine le connessioni con Invalsi e Indire ancora disciplinate nei termini (molto burocratici) di "controllo e vigilanza" e di "ripartizione annuale del fondo per gli Enti di Ricerca". Ma, soprattutto, è stata confermata  la strutturazione per dipartimenti: il dipartimento, quale livello amministrativo gerarchico sovraordinato alle direzioni generali, allunga la catena di comando, spesso de-responsabilizzando i direttori generali (vs. l'approccio susssidiario sopra proposto), ed è indifendibile nell'attuale contesto di dimagrimento imposto dalla spending review (della serie: tagliamo le strutture di livello intermedio ma manteniamo tutte quelle apicali!). Mai come in questa occasione sarebbe stato opportuno e ragionevole passare dalla struttura dipartimentale a quella del "segretariato generale".

È nella prospettiva sopra delineata che va valutata la collocazione delle competenze in materia di istruzione tecnica, di istruzione e formazione professionale e di raccordo scuola-lavoro, che la      proposta di riorganizzazione pone all'interno di una rinnovata direzione generale per gli ordinamenti scolastici, facendo confluire in essa tutte le competenze dell'attuale Dg per l'istruzione tecnica, che scomparirebbe come centro amministrativo autonomo. Gli oppositori parlano di "soppressione e accorpamento", un occhio più distaccato indurrebbe a parlare di "riunificazione". 

Dal punto di vista simbolico, cioè politico, non c'è dubbio che la scomparsa della Dg per l'istruzione tecnica appare in controtendenza al sempre più auspicato rilancio del settore e del raccordo con il mondo del lavoro. Dal punto di vista sostanziale, in realtà, la proposta di riorganizzazione "unificante" le tematiche della filiera liceale con quelle dell'istruzione tecnica e professionale non consente di prestabilire quali "rapporti di forza" verrebbero a crearsi tra le due filiere formative, ovvero se la proposta possa tradursi in una proficua commistione tra i due mondi, quello scolastico più tradizionale e quello tecnico-formativo, più orientato al mondo del lavoro e più in sintonia con i dispositivi comunitari. Del resto, il potenziamento del raccordo tra filiere formative e filiere produttive, così come l'enfasi sugli esiti di apprendimento, sono obiettivi preposti all'intero secondo ciclo, non solo all'istruzione tecnica. 



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