BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ La Media unica e quell'Italia che (non) abbiamo in mente

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Da questo punto di vista, se la scuola media è sfuggita al tentativo compiuto alla fine degli anni Novanta di assorbirla e annullarla nel ciclo dell'istruzione primaria, nondimeno ha subito in questo primo decennio del secolo un processo di dilatazione dell'enciclopedia del sapere che ha finito per indebolire il peso relativo delle discipline fondamentali. È il caso appunto dell'insegnamento dell'italiano. A partire dal 2004, tanto la lingua nazionale che la matematica sono state accorpate in campi disciplinari più vasti e così abbiamo l'insegnamento di italiano storia e geografia, comprensivo di cittadinanza e costituzione, e la cattedra di matematica e scienze. Così accorpate, nel quadro dell'ordinamento orario della norma Gelmini, le materie umanistiche valgono sulle tre classi il 31% del monte ore settimanale che in realtà assomma al 30 se calcolato sull'anno (297 ore su 990). È vero che questa quota sale al 37,5% nelle classi a tempo prolungato, tra le 34 e le 36 ore settimanali, ma queste nel 2006-07 valevano il 13% e la loro pre senza si è ulteriormente ridotta negli anni successivi (per non parlare del tetto massimo delle 40 ore). Nel 1963 e fino al 1977, le materie cosiddette umanistiche impegnavano il 42,6% dell'orario settimanale di prima, seconda e terza media. Un orario, fra l'altro, inferiore di almeno cinque ore rispetto al le versioni minime attuali. 

Che questo abbassamento sia imputabile ai tagli lineari che la scuola ha sofferto a partire dal 2008 come vuole una frettolosa vulgata non corrisponde alla verità. Il declino dell'insegnamento dell'italiano, della storia e della geografia data dalla fine degli anni Settanta e, come rilevavo all'inizio, è frutto di una dilatazione dell'enciclopedia del sapere scolastico. È l'esito del tributo pagato al mito sociale dell'innovazione curricolare. La scuola è stata di fatto considerata negli ultimi trent'anni come un magazzino dove stoccare di volta in volta la disciplina del momento, le applicazioni tecniche e il lavoro manuale negli anni Sessanta e Settanta, l'inglese e le lingue straniere negli anni a noi più vicini. Tutto questo inevitabilmente ha un prezzo. Nel nostro caso l'esito è un impoverimento delle basi della conoscenza e dell'uso della lingua nazionale.

L'erosione della presenza dell'italiano e delle materie ad essa collegate nella scuola media degli ultimi quarant'anni appare ancora più evidente di fronte alla sostanziale stabilità del quadro orario della matematica e delle scienze. Dal '63 ad oggi le due discipline, a lungo separate ed infine accorpate dal decreto del 2004, hanno occupato senza significativi spostamenti un quinto del monte ore complessivo. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
19/11/2013 - la scuola: un telefono senza fili (enrico maranzana)

“Può questa scuola assolvere alla sua funzione se gli strumenti .. appaiono così indeboliti?”. Una questione mal posta. Un problema definito trascurando le regole. Una visione della scuola che si fonda sull’insegnamento e sulle pratiche scolastiche quotidiane. I programmi del 79, ancora in vigore, hanno orientato la scuola alla promozione delle competenze che, come noto, non sono una variabile dipendente dalla conoscenza. Una concezione sistematicamente rifiutata e osteggiata. Il servizio è frazionato, non è unitario, non è finalizzato, non è coordinato, non é dotato di feed-back. Il cardine del servizio scolastico è rimasto il sapere disciplinare, non gli studenti e le loro qualità. Questa la fissità che impedisce l’adeguamento del sistema educativo al mondo contemporaneo. Una questione affrontata in “Riformare la scuola media, perché?” visibile in rete.