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SCUOLA/ La Media unica e quell'Italia che (non) abbiamo in mente

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Anzi a voler essere pignoli si è scesi dal 21,3 per cento nel primo anno di istituzione della nuova scuola al 20,7 dei nostri giorni, sulla base però di un orario settimanale che in compenso è cresciuto del 20 per cento rispetto a cinquant'anni fa.

Insomma, la scuola media si è dilatata in questi decenni riducendo il peso relativo di due campi del sapere fondamentali per la costruzione della moderna cittadinanza. Allora, se il problema della scuola è mettere in forma la nuova società italiana che come tutte le società occidentali è oggi sollecitata sui due fronti dell'identità collettiva e delle contraddizioni culturali connesse alla nuova composizione sociale postindustriale, la domanda che dobbiamo porci è la seguente: può questa scuola assolvere alla sua funzione se gli strumenti fondamentali della costruzione della presenza individuale nel mondo appaiono così indeboliti?

(2 - fine) 



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COMMENTI
19/11/2013 - la scuola: un telefono senza fili (enrico maranzana)

“Può questa scuola assolvere alla sua funzione se gli strumenti .. appaiono così indeboliti?”. Una questione mal posta. Un problema definito trascurando le regole. Una visione della scuola che si fonda sull’insegnamento e sulle pratiche scolastiche quotidiane. I programmi del 79, ancora in vigore, hanno orientato la scuola alla promozione delle competenze che, come noto, non sono una variabile dipendente dalla conoscenza. Una concezione sistematicamente rifiutata e osteggiata. Il servizio è frazionato, non è unitario, non è finalizzato, non è coordinato, non é dotato di feed-back. Il cardine del servizio scolastico è rimasto il sapere disciplinare, non gli studenti e le loro qualità. Questa la fissità che impedisce l’adeguamento del sistema educativo al mondo contemporaneo. Una questione affrontata in “Riformare la scuola media, perché?” visibile in rete.