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SCUOLA/ Uscire a 18 anni: di sperimentazione si vive o si muore?

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Ad oggi l'applicazione dell'aggiuntivo obbligatorio, che all'epoca fu propagandato dal consigliere del ministro Gelmini Marco Bruschi come il sistema per rimediare alla fretta dei decreti di riordino,  è  un altro dei segreti meglio custoditi da Viale Trastevere e vano risulta ogni tentativo di avere, se non indicazioni concrete su come attivare insegnamenti aggiuntivi obbligatori e/o opzionali, almeno dati statistici sulla sua reale consistenza.

Perché se non si riesce nemmeno ad attivare insegnamenti inseriti in un elenco ristretto è ragionevole ipotizzare menu di ben altra consistenza, persino con "pietanze" estere, come fanno Tropea e Leoni?

E poi quando si cita il core curriculum: ma di quale Paese parlano gli autori dell'articolo?

Non certamente dell'Italia, dove la discussione sul core curriculum non è stata nemmeno avviata e dove ancora tre giorni fa si è letta un'intervista del ministro Carrozza che, a proposito dell'educazione finanziaria, ipotizza apporti trasversali ad un tema tecnico e che non può essere frutto dell'improvvisazione.

Nei Lander tedeschi non hanno pensato ad insegnamenti trasversali e documentari televisivi per introdurre l'educazione finanziaria. Noi, invece, ipotizziamo i documentari televisivi ed il docente di matematica che si occupa di economia e finanza.

Insomma, dalla Giornata del risparmio della mia infanzia siamo arrivati ai bond argentini e a Madoff e noi stiamo qui a parlare di insegnamenti trasversali! A meno che non si voglia fare il bis di Cittadinanza e Costituzione e mi fermo qui perché al sottoscritto anche solo il riferimento fa venire un travaso di bile.

Terza riflessione: nell'attuale congiuntura, sostengono gli autori, è impensabile una vasta riorganizzazione della didattica, dei criteri di utilizzo dei docenti e dello sviluppo di aree opzionali.

Ora  a parte che questo equivale a dichiarare con franchezza che tutto il  riordino gelminiano è stato gestito senza alcun'altra logica che non fosse, puramente e semplicemente, la logica di tagli anche assurdi (che ne pensano gli autori dell'articolo di Ocse-Pisa aggiornato alle competenze economico-finanziarie dopo l'abolizione degli insegnamenti in grado di far acquisire le stesse?), non ci si rende conto che l'affermazione fatta corrobora la tesi che anche questa dell'accorciamento del percorso scolastico non abbia altra motivazione che il perpetuare i tagli?

Perché allora gli autori si lamentano della circostanza che la discussione venga, scrivono Leoni e Tropea, banalizzata sul "taglio di un anno"?

E se questa è la posizione dell'Andis, perché l'associazione dei presidi non si  fa allora carico di assodare se le precondizioni minime citate nell'articolo (legame stretto e positivo con il territorio, una disponibilità dichiarata dal collegio dei docenti, rapporti con scuole estere) sono presenti per le sei scuole statali che si sono offerte di sperimentare?



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COMMENTI
20/11/2013 - Già dai tempi della indimenticabile Gelmini? (Vincenzo Pascuzzi)

1) Certo è ben strana, ai limiti dell’assurdo e della follia, l’iniziativa di un ministro che dà priorità a scuole non statali nello sperimentare la riduzione della durata dei licei da 5 a 4 anni; 2) non è nemmeno da escludere che la vicenda sia stata messa in cantiere già dai tempi dell’indimenticabile ministro Gelmini & C., d’intesa amichevole con scuole private compiacenti e interessate; 3) ho riserve e dubbi personali sulla validità e attualità dei licei, ma essi costituiscono ancora l’architrave del nostro sistema scolastico. La riduzione da 5 a 4 anni li comprometterebbe sicuramente; 4) i tecnici e i professionali, che dovrebbero costituire alternative parimenti dignitose e valide ai licei, sono invece tenuti in situazione subordinata sia per motivi storici ed economici che per miopia ministeriale e governativa. Va notato che le persone che discutono, gestiscono, deliberano di questi tipi di scuola provengono in prevalenza dai licei, magari dal classico e hanno formazione umanistica.