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SCUOLA/ Uscire a 18 anni: di sperimentazione si vive o si muore?

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Caro direttore,
la discussione pubblica è la precondizione per poter ragionare su questa sperimentazione del "liceo breve" e va dato atto perciò ai presidi Tropea e Leoni di aver provato ad avviarla con il loro contributo.

Scrivo avviarla perché non pare che, finora, ci sia stato un dibattito pubblico ragionato su una vicenda che si è snodata, partendo dalla famosa intervista di entusiastica adesione del ministro Carrozza al "liceo breve" allora solo paritario, attraverso persino uno scoop de il Giornale che ha svelato un segreto decisamente ben custodito forse anche all'interno di qualcuna delle stesse scuole statali che hanno aderito ad una sperimentazione peraltro mai annunciata e dichiarata.

Ci sono, però, dei punti di partenza della discussione che i due autori (evidentemente lontani da un po' dalle scuole almeno a leggere le loro note biografiche) non sembrano voler considerare.

Prima riflessione: se si vuole ripristinare l'esperienza delle sperimentazioni (tutte abolite senza eccezioni dal riordino della Gelmini senza alcuna valutazione persino nel caso delle sperimentazioni Brocca), bisogna garantire trasparenza e pari opportunità che non sono solo implicite nell'aver trovato, per vie misteriose e non dichiarate, sei scuole pubbliche statali disposte a sperimentare il liceo breve.

Se sperimentazioni hanno da essere, sperimentazioni siano, ma non solo quelle che nascono nel segreto delle stanze di Viale Trastevere.

Sembrava, almeno a giudicare da alcune prese di posizione dei decisori politici (cito, fra le tante del centrodestra, una intervista dell'allora ministro Meloni, Gelmini imperante, che descriveva le sperimentazioni come il frutto residuo e malato del '68) che le sperimentazioni fossero una modalità da sradicare senza pietà.

Chi lo volesse può ancora consultare i forum di Indire in cui c'è traccia dell'appassionata difesa di alcune sperimentazioni decisamente peculiari e cancellate senza alcuna remora e valutazione che non fosse la furia iconoclasta di "esperti" senza curricula.

Ora , invece, siamo ad un passo indietro?

Che il ministro Carrozza allora lo dichiari con chiarezza e compia gli atti conseguenti anche allo scopo di ripristinare la legalità (ad esempio relativamente ai pareri obbligatori dell'"estinto" ma redivivo Cnpi a cui pure fanno riferimento Tropea e Leoni).

Seconda riflessione: non si può ragionare di un nuovo percorso tutto da costruire ignorando l'esistente, e faccio un esempio preciso riferendomi all'ipotesi - fatta nell'articolo - di percorsi opzionali al di fuori del core curriculum: da anni cerco di assodare, su scala nazionale, l'applicazione di quanto stabilito nell'art. 10 c. 3 del DPR 89 sui licei e nell'allegato H del medesimo decreto.



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COMMENTI
20/11/2013 - Già dai tempi della indimenticabile Gelmini? (Vincenzo Pascuzzi)

1) Certo è ben strana, ai limiti dell’assurdo e della follia, l’iniziativa di un ministro che dà priorità a scuole non statali nello sperimentare la riduzione della durata dei licei da 5 a 4 anni; 2) non è nemmeno da escludere che la vicenda sia stata messa in cantiere già dai tempi dell’indimenticabile ministro Gelmini & C., d’intesa amichevole con scuole private compiacenti e interessate; 3) ho riserve e dubbi personali sulla validità e attualità dei licei, ma essi costituiscono ancora l’architrave del nostro sistema scolastico. La riduzione da 5 a 4 anni li comprometterebbe sicuramente; 4) i tecnici e i professionali, che dovrebbero costituire alternative parimenti dignitose e valide ai licei, sono invece tenuti in situazione subordinata sia per motivi storici ed economici che per miopia ministeriale e governativa. Va notato che le persone che discutono, gestiscono, deliberano di questi tipi di scuola provengono in prevalenza dai licei, magari dal classico e hanno formazione umanistica.