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SCUOLA/ Alternanza scuola-lavoro, ecco i rischi del "pensiero debole"

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

L'uso anomalo, per quanto non legislativamente inedito, di espressioni come "esigenze del mondo del lavoro" e "valore educativo e formativo del lavoro" attutisce, ma non evita, lo sgradevole impatto culturale con il solito e superato (in Europa, quantomeno) pregiudizio che l'alternanza sia materia per gli studenti dell'ultimo biennio delle scuole secondarie superiori (artt. 5 e 8-bis). Un metodo pedagogico funziona o non funziona. L'esperienza quotidiana e la dottrina meno dogmatica concordano sulla validità educativa e formativa dell'incontro con il mondo reale e quindi anche con il mondo del lavoro, in ogni ordine e grado dell'istruzione e formazione. Non è un contentino per i maggiorenni della formazione tecnica e professionale, ma metodo che andrebbe vissuto dall'asilo all'università. 

Nell'alveo di questo metodo apprendistato, tirocini e didattica laboratoriale sono strumenti. Il primo non può che essere relegato agli ultimi anni della scuola secondaria a causa dell'imprecisa scrittura dell'articolo 5 del Testo Unico, ma i tirocini, in particolare quelli "veri" (almeno oltre il mese di esperienza) sono da incoraggiare almeno dai 15 anni. Perché non prima? A causa di un'altra norma, questa volta regolante l'alternanza (la legge 53 del 2003). 

Si tratta di due spunti di assoluto interesse per chiunque voglia davvero affermare la valenza educativa e formativa del lavoro: è forse venuta l'ora di intervenire sia sul Testo Unico dell'apprendistato permettendo l'uso di questo contratto a 14 anni e non solo per la formazione professionale regionale, ma per tutta la secondaria superiore; sia sulla legge Moratti e i decreti connessi per permettere l'alternanza scuola-lavoro lungo tutto l'arco della stessa formazione secondaria superiore. 

Purtroppo, però, i dati normativi sembrano presagire un futuro nebbioso. Non una stagione all'attacco, sfruttando le aperture terminologiche della legge Carozza per provare ad approvare queste ed altre proposte normative, ma un lungo turno di veglia per presidiare la scrittura del temutissimo "regolamento, ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e successive modificazioni, concernente la definizione dei diritti e dei doveri degli studenti dell'ultimo biennio della scuola secondaria di secondo grado impegnati nei percorsi di formazione di cui all'articolo 4 della legge 28 marzo 2003, n. 53, come definiti dal decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77" da approvarsi "entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, su proposta del Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca, sentito il Ministro del lavoro e delle politiche sociali" (art. 5). 



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