BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Alternanza scuola-lavoro, ecco i rischi del "pensiero debole"

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

L'8 novembre è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge n. 128/2013, recante "Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca", di conversione del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104 meglio noto come decreto Carozza o, come è stato twitteristicamente definito dallo stesso ministero, "L'Istruzione riparte".

Nei giorni scorsi i media nazionali sono stati riempiti dai commenti. Nel complessivo, stante la particolare e spesso ideologica ferocia degli opinionisti e dei "tecnici" in materia di nuove leggi, i giudizi sono stati timidamente positivi. Non certo distruttivi.

Gradimento in buona parte meritato, poiché il decreto Carozza contiene effettivamente novità interessanti. In sintesi si potrebbe dire che è un buon articolato normativo, senza l'ambizione di essere l'ennesima riforma epocale, ma anche senza troppe pretese culturali. Anzi, in questo senso (nella visione) con qualche confusione che potrebbe determinare pericolose derive nei futuri provvedimenti legislativi.

Il Capo più importante è certamente il primo, contenente Disposizioni per gli studenti e per le famiglie. Come si è scritto, vi sono contenute tante piccole, ma opportune, concessioni economiche e normative: 15 milioni per il welfare dello studente (art. 1), 100 milioni annui per il diritto allo studio (art. 2), il potenziamento dell'offerta formativa per adeguarla anche "alle esigenze espresse (…) dal mondo del lavoro e delle professioni" (art. 5), implementazione del sistema di alternanza scuola-lavoro (art. 5), possibilità di redigere economici libri di testo in modalità open access (art. 6), iniziative straordinarie di contrasto alla dispersione scolastica (art. 7), 5,6 milioni per offrire migliore orientamento già dalle scuole medie (art. 8), impegno a "far conoscere il valore educativo e formativo del lavoro" anche attraverso giornate di formazione in azienda e contratti di apprendistato (art. 8-bis), costruzione di una anagrafe unica degli studenti (art. 13), più apprendistato nelle università (art. 14), maggiore formazione per i docenti (art. 16).

Contenuti essenzialmente positivi, non intaccati dai professionisti del "benaltrismo" all'italiana: "non va bene perché servono più fondi"; "si poteva fare anche questo"; "si sono dimenticati di quest'altro". Un passo avanti, per quanto piccolo, è sempre un movimento di miglioramento, da apprezzare anche quando non ci si spellerebbe le mani per applaudirlo.

Preso atto dell'avanzamento, è corretto anche segnalare gli squilibri che denotano un pensiero debole di fondo (invero piuttosto diffuso negli atti di questo Governo in materia di formazione e lavoro) che potrebbe avere conseguenze nefaste nella produzione amministrativa connessa a questa legge.



  PAG. SUCC. >