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SCUOLA/ Tfa, Pas e concorso, cosa rimane delle "tre carte"?

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Théodore Géricault, La zattera della Medusa, particolare (1818-19) (Immagine d'archivio)  Théodore Géricault, La zattera della Medusa, particolare (1818-19) (Immagine d'archivio)

Inoltre dei 326mila candidati ammessi alle prove di preselezione, poco più di un anno fa, solo 11mila lo hanno superato. Trattandosi infatti di un concorso a cattedra, il numero dei vincitori corrisponde a quello delle cattedre bandite, appunto 11mila circa. Ma di questi solo la metà circa avrà la cattedra, a causa di una serie di motivi "organizzativi", ben evidenziati su questo stesso giornale da Giuliana Sandrone

La conseguenza è che tanti vincitori di concorso non solo non verranno assunti, ma potrebbero decadere dell'elenco dei vincitori (le graduatorie sono biennali). Per questo – ha recentemente dichiarato il sottosegretario Toccafondi – l'amministrazione assumerà tutti i vincitori nel corso del prossimo triennio, evitando così sovrapposizioni con la prossima procedura concorsuale. 

Questo significa, allora, che il concorso sarà bandito tra tre anni? Se così fosse, ancora una volta i più giovani, per i quali era stato pensato il nuovo percorso di formazione ed assunzione, si troverebbero sempre al palo.

Si torna quindi al punto di partenza. Il decreto Gelmini (249/2010) aveva previsto un tracciato innovativo (laurea magistrale quinquennale in Scienze della formazione per il 1° ciclo; laurea magistrale specifica con accesso programmato più un anno di Tfa, per la scuola secondaria).

Nei suoi innumerevoli inabissamenti carsici, il percorso ha subito molte deviazioni. Quello che compare è un quadro molto distante dagli obiettivi originari. Lo scopo dichiarato, ovvero il ricambio generazionale tra i docenti, la valorizzazione dei giovani neolaureati più motivati e preparati, attraverso un percorso di formazione di qualità (si veda quanto ha scritto su questo giornale Giuseppe Bertagna), sembra contraddire se stesso, in una strana eterogenesi dei fini: giacché, ora come ora, quello che è garantito è – quasi solo – il diritto di  rimanere nella scuola, per chi a scuola già c'è. 

Per i neolaureati rimane ben poco: solo una vaga speranza. Invece la scuola ha bisogno di interventi reali, fattivi, capaci di immettervi la passione dei giovani: questi sì, sono una speranza concreta per il Paese Italia! 



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