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SCUOLA/ Wonder: come insegnare ai bambini la realtà e l'apparenza?

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Perché non c'è bisogno di essere deformi per non sentirci a posto e accettabili per gli altri, lo sappiamo benissimo. Basta qualche centimetro in meno di altezza, qualche chilo in più sulla bilancia, una minima asimmetria del naso o i capelli un po' più radi di quelli della pubblicità dello shampoo. Anche a noi tocca, come ad August, distinguere gli amici veri da quelli falsi e farci apprezzare per ciò che offriamo agli altri e ciò che siamo disposti a ricevere. E se ci riesce lui, noi non possiamo fallire.

La notte della nascita di August l'infermiera presente in sala ha bisbigliato nelle orecchie della madre una citazione giovannea: "qualunque creatura di Dio vince il mondo". E August ha davvero vinto il mondo, il mondo del pregiudizio e dell'apparenza, il mondo dove normale coincide con statisticamente frequente, il mondo dell'omologazione e del simmetrico.

August è un vero prodigio, e riconoscendolo in lui possiamo riconoscerlo in tutti quelli simili a lui. Abbiamo prodigi intorno a noi, li ritroviamo tra gli amici, in famiglia, sul lavoro, per strada e distratti non ce ne accorgiamo, a volte invece ne distogliamo consapevolmente lo sguardo. Wonder, per quanto può farlo un romanzo, ha il potere di aprirci gli occhi. Wonder ribadisce l'importanza della famiglia come luogo di accoglienza e di sostegno, ma anche di rilancio, la centralità della scuola nella crescita, il potere dell'amicizia per combattere il bullismo e rafforzare la propria identità.

Per questo Wonder è un prodigio di libro.



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