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SCUOLA/ Le due "facce" della gestione Carozza

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

Inoltre, se l'acquisizione di un credito di cui valersi nelle graduatorie (provinciali o di istituto) è un criterio utile al riconoscimento di un servizio prestato in una attività straordinaria, perché non estenderlo o intrecciarlo in qualche modo all'attività di formazione "obbligatoria" cui i docenti dovranno sottoporsi, sulla base della citata legge sull'istruzione, per migliorare il rendimento della didattica? Se formazione obbligatoria deve essere, perché non renderla libera (il docente si aggiorna dove vuole e come vuole per un certo numero di ore certificabili) e soggetta ad un bonus nei termini di un credito valido per le graduatorie (in questo caso magari solo quelle interne)?

Accanto alla formazione in servizio c'è il filone martoriato della formazione in itinere. Anche in questo caso si prospettano novità, ma sottotraccia. Una modifica del decreto 249/2010 sarebbe all'esame del Consiglio universitario nazionale (Cun) e del Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu). Si parla di una estensione dei Pas (Percorsi abilitanti speciali) al 2015-16 e di nuovi Tfa ordinari, le cui prove di ammissione (quando ci saranno?) dovrebbero dare vita ad un'unica graduatoria nazionale. Anche qui, tuttavia, molta sordina.

Insomma, l'impressione è che il sistema si stia in qualche caso piegando alle necessità che provengono dalle emergenze formative (disagio, disabilità, integrazione), ma che lo faccia in disordine, senza un piano, senza una logica. 

Il terreno sul quale si giocano importanti partite che riguardano l'immediato futuro è comunque la disponibilità di scuole e docenti a mettersi in discussione. 

È quanto sta avvenendo in riferimento alle "nuove" Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione. Il documento di accompagnamento (agosto 2013) è piuttosto perentorio: "Le nuove Indicazioni presentano un modello di scuola impegnativo, che costituisce un punto di riferimento obbligatorio, pur nel rispetto della libera iniziativa didattica degli insegnanti e nell'esercizio dell'autonomia progettuale delle singole scuole". Da qui una serie di azioni di informazione, formazione, ricerca, monitoraggio e documentazione che dovrebbero investire a cascata le scuole entro il 2014. 

Una fase che, come l'incongruente citazione dimostra, può avere due facce: quella di un documento obbligatorio da calare sulle teste dei docenti; quella di un'occasione di riflessione che parte dalla libera iniziativa di chi nella scuola opera. Come già abbiamo osservato, obbligatorietà e libertà si conciliano facilmente nei documenti ministeriali. Non così nella realtà che è fatta di persone pensanti e responsabilità da assumere. Sempre che il docente e la scuola non siano considerati un mondo a parte, dove, tra le righe, questa regola non vale.  



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