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SCUOLA/ Le due "facce" della gestione Carozza

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (Infophoto)

Tra le righe. Per capire dove sta andando la politica scolastica, in questo periodo, bisogna leggere tra le righe, evidenziando ora il passaggio apparentemente secondario di un testo normativo oppure spulciando tra i resoconti di qualche riunione ministeriale oppure, ancora, captando informazioni dalla smentita di fonte ministeriale di una qualche notizia riguardante la scuola apparsa sui giornali. 

Tanto per esemplificare, nell'incontro del 22 novembre con i sindacati si è fatto riferimento (la Cgil Scuola per criticarla; il ministro Carrozza per smentire gli allarmismi della Cgil) alla sperimentazione della riduzione di un anno nei licei. Se ne è per caso fatto oggetto di una riflessione ampia, tale da coinvolgere le scuola e chi in essa opera? Non pare. Eppure la questione ha una portata epocale, da qualunque parte la si voglia intendere. Ebbene, in conformità a un decreto ministeriale, sei scuole superiori in Italia (tre statali e tre paritarie) a decorrere dall'anno scolastico 2014-15, e per un quadriennio, sono autorizzate ad attivare un progetto di innovazione metodologico-didattica che metterebbe gli studenti in uscita dai percorsi liceali a 18 anni alla pari dei loro coetanei europei. Si sta sperimentando il futuro e il passato: quella riduzione del ciclo liceale a quattro anni già ipotizzata e subito abbandonata ai tempi della riforma Moratti-Bertagna. Ma non se ne conosce granché e tutto passa in sordina. 

L'incontro con i sindacati è servito al ministro Carrozza anche per informare che la legge 128/2013 sull'istruzione entra già nella fase attuativa. Ma il testo durante i lavori delle commissioni è stato modificato con l'accoglimento di emendamenti di vario genere e varia provenienza. Non è più quello che si conosceva al suo ingresso nelle aule parlamentari. Occorre rileggerlo con attenzione. 

Tra le novità (Potenziamento dell'offerta formativa, art. 5, comma 4 bis), la seguente: l'amministrazione scolastica può promuovere, in collaborazione con le regioni, progetti della durata di tre mesi, prorogabili a otto, che prevedono attività di carattere straordinario, anche ai fini del contrasto della dispersione scolastica. I fondi sono delle regioni, ma il personale docente e amministrativo è quello delle graduatorie provinciali o delle graduatorie di istituto. Conclusione, e qui viene il bello, "al suddetto personale è riconosciuta la valutazione del servizio ai soli fini dell'attribuzione del punteggio nelle graduatorie ad esaurimento… nonché nelle graduatorie d'istituto". In pratica, una regione fa un progetto, trova i soldi, assume personale e questo si vede riconosciuto il servizio in termini di punteggio. Non è poco: tanto per fare il quadro, le graduatorie ad esaurimento sono chiuse, ma ogni tanto si riaprono per l'aggiornamento del punteggio degli iscritti, e una norma come questa fa comodo. 



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