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SCUOLA/ Liceo in 4 anni, innovazione e trasparenza. Risposta a F. Labella

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Caro direttore,
premesso che siamo a diverso titolo in servizio e non "lontani dalle scuole", come potrà confermare chiunque ci conosca, ringraziamo Labella per aver riconosciuto che, anche grazie al nostro intervento, si è aperto un dibattito di merito.

Su quanto osservato, non abbiamo mai condiviso l'idea che ogni tipo di sperimentazione fosse da considerare estinta con la "riforma Gelmini" e siamo anzi convinti che di innovazione ci sia più bisogno che mai. Come sarebbe possibile, altrimenti, rendere minimamente credibile l'apparato metodologico che accompagna positivamente il riordino del secondo ciclo e un utilizzo delle risorse umane diverso da quello che ancora oggi santifica l'organizzazione gentiliana della cultura e del lavoro? O si condivide l'idea che occorronno semplicemente "più" risorse, lasciando tutto come sta?

Siamo del parere che, proprio per la difficoltà dell'impresa, sia un bene che si parta con poche scuole, non solo paritarie, senza eccessive trafile burocratiche. Non tocca certo a noi dire se esse assicurino le condizioni di consenso interno, di apertura all'internazionalizzazione e alla flessibilità del curricolo che, pur non diffusissime,  per fortuna non sono assenti nel nostro sistema scolastico. Alcune le conosciamo e ci sembra di sì, di certo non sono le sole, ma siamo anche consapevoli che anni di tagli lineari hanno provocato delusione e scoraggiamento.

Proprio per questo il dibattito sulla sperimentazione deve avere la massima ampiezza e trasparenza, deve vertere sui processi avviati e sugli effettivi risultati, deve investire le organizzazioni sindacali per gli aspetti contrattuali che ne deriveranno. Ci sembrava di averlo detto con sufficiente chiarezza. Proprio in questa logica pensiamo che l'Andis possa contribuire al confronto, senza alcuna pregiudiziale di "schieramento", come è sua tradizione.



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COMMENTI
27/11/2013 - Concordo ... cum juicio (terza parte) (Franco Labella)

Spesso, però, si pontifica di scuola senza averne cognizione (non è il caso di Leoni e Tropea ovviamente) ed il recente passato ne è testimonianza concreta. Solo che, nella situazione attuale, di tutto si ha bisogno che del "piccolo chimico" e degli "apprendisti stregoni". Come ho già scritto e con tutto il rispetto per il dolore delle persone dovuto per la citazione, di una sorta di "Stamina", nella scuola, non c'è bisogno. Questa, almeno, è la mia opinione.

 
27/11/2013 - Concordo ... cum juicio (seconda parte) (Franco Labella)

Sperimentalismo è stato anche “sperperare” risorse pubbliche in una sperimentazione (quella Brocca) abrogata senza valutazione di alcun tipo. Ed è, però, anche un problema, oltre che di tipo politico,come dicevo di coerenza normativa. La deregulation normativa della Gelmini (sanzionata pesantemente da TAR e Consiglio di Stato spesso citati come esempio di produttori di lacci e lacciuoli....) non pare sia stata abbandonata e cito la recente presa di posizione di Maurizio Tiriticco proprio sulla questione del "liceo breve". Se il lettore vuole può ritrovarla in rete. E', tanto per ripetermi, ancora una volta anche una questione di Diritto e di legalità e devo dire che aver letto nella loro replica di "trafile burocratiche” non mi sembra, forse al di là delle intenzioni dei miei due interlocutori, un buon viatico. Una precisazione finale e necessaria: ebbene sì, lo confesso, quando commento contributi di autori che non conosco scorro sempre le loro note biografiche. Da quelle avevo dedotto, evidentemente sbagliando, la recente “lontananza” degli autori dalla scuola. Credo che questa de ilsussidiario.net, delle note biografiche degli autori e degli intervistati, sia una delle novità editoriali più importanti e ne do, senza piaggeria, merito pubblico. Perché, nella scuola, sicuramente esperienza diretta e posizioni teoriche si intrecciano strettamente. (Segue)

 
27/11/2013 - Concordo ... cum juicio (prima parte) (Franco Labella)

In genere un commento parte dall'articolo ma poi, quando si trasforma come nel mio caso in un modesto contributo editoriale, si allarga l'orizzonte. Lo scrivo perché nella replica non mi pare si affronti il mio invito finale ed a mio parere centrale a discutere, oltre che di buone intenzioni, anche di quadri orari e contenuti. Concordo, però, con la replica e con la posizione, direi comune, che le sperimentazioni non potevano essere eliminate (come però accaduto e risparmio, per non sembrare pedante, la citazione della fonte normativa di riferimento) per decreto. Solo che il comune wishful thinking non è stata, finora, la posizione assunta dai ministri che si sono succeduti dalla Gelmini in poi. Se ne capisce anche il senso leggendo il decreto che autorizza le tre scuole paritarie: non direi che ci sono solide motivazioni, anche dal punto di vista meramente amministrativo, che giustifichino la decisione degli ultimi due ministri di una sperimentazione semiclandestina. L’aggiunta di un aggettivo inesistente nella nomenclatura di quel tipo di scuola (internazionale) alla denominazione di una delle scuole sembra prefigurare, addirittura, una modifica ordinamentale non esattamente compatibile con lo strumento normativo utilizzato! Perché le innovazioni, quando non adeguatamente supportate e motivate e basate anche su una indispensabile coerenza normativa, si traducono in sperimentalismo. (Segue)