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SCUOLA/ Lezione (di) inglese: italiani, imparate ad essere "functional"...

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Come sottolineato da un recente articolo apparso su Repubblica, fedele "riproduzione" di quanto apparso su The Independent, il rapporto di 48 pagine Languages for the future del British Council  evidenzia le carenze del mondo anglosassone in un mondo multilingue: gli inglesi non sanno le lingue straniere, questo il monito, ma devono impararle, e non solo quelle tradizionalmente facenti parte dell'offerta formativa della scuola (francese, tedesco e spagnolo), ma anche lingue quali il mandarino cinese o l'arabo. L'articolo sottolinea tuttavia anche le reazioni scettiche riportate online dai media britannici. Gli stranieri vogliono far pratica di inglese, la lingua franca del mondo; perché un inglese dovrebbe imparare la lingua altrui, qualunque essa sia?

A prescindere da qualsiasi altra considerazione, quale ad esempio l'assoluta importanza anche per l'economia nazionale dello studio delle lingue presentate come prioritarie nel rapporto, vale la pena soffermarsi sul ruolo del British Counil; la sua mission è diffondere la lingua e la cultura anglofona innanzitutto nel mondo, e vien da chiedersi se vi sia un organismo analogo in Italia per la lingua italiana. 

L'Accademia della Crusca è forse l'ente più prestigioso in questo ambito, ma l'idea stessa che un governo, al di là del suo colore e della sua durata, si rivolga all'Accademia commissionando un rapporto che possa indirizzare le politiche a lungo termine è pura fantascienza. Anche la parificazione dello studio delle lingue straniere alle Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics), indicata come raccomandazione prioritaria nel rapporto è, in una terra dove si discute di inglese sì/inglese no all'università a colpi di sentenze, una utopia che forse solo le generazioni in entrata ora nel mondo dell'istruzione obbligatoria vedranno concretizzarsi in un percorso di apprendimento, se le indicazioni della Riforma, pur parziali, non verranno ignorate.

Interessante anche la sottolineatura di essere functional ("funzionali") in una lingua, cioè di saperla quel tanto che basta per comunicare, senza preoccuparsi di raggiungere livelli elevati di competenza, nella logica non del "o tutto o niente", ma del "meglio poco che serva…"). È una pedagogia dell'apprendimento che sarà pur dettata dal pragmatismo inglese, ma che è rispettosa del percorso di apprendimento e che salverebbe molti italiani dalla paura di aprir bocca in qualsiasi lingua perché "Non la so…".

Una terza preziosa indicazione sollecita il sistema scolastico ad avvalersi di "risorse gratuite o finanziate disponibili localmente, on line o attraverso contatti internazionali" fino a comprendere "assistenti linguistici, scambi e viaggi all'estero, associazioni internazionali" presenti nel territorio; questo "suggerimento" spalanca agli occhi del lettore il panorama desolante di una scuola  dell'obbligo spesso ingessata.



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COMMENTI
27/11/2013 - commento (francesco taddei)

perché agli italiani dell'italia non frega nulla. e l'inglese non è la lingua franca del mondo, è quella dei vincitori. stiamo diventando l'ennesimo dominion dei wasp. dio salvi la regina e mister president.