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SCUOLA/ Le riforme, il merito della Carozza e i demeriti della politica

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L'idea di Luigi Berlinguer era giusta (Infophoto)  L'idea di Luigi Berlinguer era giusta (Infophoto)

Dunque, è l'intero segmento superiore che va riorganizzato, perché è la fine del ciclo 03-10 anni il punto di partenza di un nuovo ciclo esistenziale. Luigi Berlinguer aveva risolto la questione con la proposta del 7+5 (legge 30 dell'8 marzo 2000). La scuola di base si allungava di due anni, saltava la scuola media, il ciclo superiore recuperava l'ultimo anno di scuola media, conservava i cinque anni, ma si usciva a 18 anni. Generava, nell'immediato, l'inconveniente dell'onda anomala: sul primo anno delle nuove superiori si sarebbero concentrati – ma solo per un anno – i quattordicenni che uscivano dalla terza media e i tredicenni che uscivano dal nuovo ciclo di base. L'onda avrebbe proseguito la sua corsa fino alla fine dei cinque anni. I problemi di ristrutturazione interna e di armonizzazione reciproca dei curricoli erano evidenti. Questo fu l'argomento principale usato dagli oppositori al governo e all'opposizione. 

In realtà, non erano mossi da interessi pedagogico-didattici, bensì da quello delle cattedre che si perdevano e quello della crisi di ruolo che investiva gli insegnanti provenienti dalla scuola media, essendo i due terzi "degradati" verso il ciclo di base, un terzo scaraventati sul livello superiore. Il centro-destra cavalcò la protesta, ma fu il fuoco amico (?!) a far cadere il ministro e D'Alema. I sindacati, infatti, erano tutti "uniti nella lotta" per la difesa dei posti di lavoro. Che la scuola media fosse − e sia − divenuta il buco nero del sistema e la base di innesco del processo di disorientamento e di dispersione, che raggiunge l'acme nei primi anni delle superiori, a loro non interessava e continua ostinatamente a non interessare. 

Beninteso, l'uscita a 18 anni non è un dogma. Ma quello della corrispondenza tra curriculum e biografia individuale sì! Si può anche continuare a uscire dalla scuola a 19 anni. Usare quattro marce o cinque? Meglio il cambio automatico, che fa corrispondere la meccanica alla dinamica del motore. Fuor di metafora: una meccanica degli ordinamenti che sia in asse con la dinamica della crescita personale. A condizione che l'organizzazione curriculare tenga conto dell'osservazione di buon senso di san Paolo nella Prima lettera ai Corinzi (1 Corinzi 13): "Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino". Viceversa, il nostro sistema di istruzione tratta i già-adolescenti come ancora-bambini fino ai 14 anni e tratta i già-giovani come ancora-adolescenti fino a 19 anni. 

In realtà, decenni di elaborazioni, di esperienze nazionali e internazionali e, soprattutto, di politiche confermano che il principio di riorganizzazione e di ripensamento degli ordinamenti è un  curriculum fondato sulle competenze-chiave, sui piani di studio personalizzati, sul laboratorium invece che sull'auditorium, sull'organizzazione dell'edilizia scolastica e degli spazi fisici, che non costringa nei banchi degli undicenni i giovani di 19 anni. 



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COMMENTI
29/11/2013 - Ministro, non si gestisce così la scuola! (Vincenzo Pascuzzi)

Ma quale sperimentazione! L’esito positivo è sicuro, certo, scontato! Già si sa che andrà tutto molto bene. Dovrà! Non si tratta infatti di sperimentazione reale, ma solo nominale, di un cuneo irreversibile. Forse non è stato un capriccio, uno sghiribizzo, una trovata del ministro attuale, né un seguito obbligato di iniziative dei suoi predecessori, ma si tratta della attuazione di un “coerente e pluriennale disegno che punta ad un’università ridotta all’osso” (v. Alessandro Ferretti, ilfattoquotidiano.it, 13.11.2013) e che include anche la scuola media e superiore. Il ministro Carrozza ha autorizzato alla chetichella, di soppiatto, non si aspettava reazioni o levate di scudi. Ma ora è iniziata, è già in atto una campagna di sostegno mediatico, che sembra spontanea, occasionale, ma forse non lo è. Ministro, non si gestisce così la scuola!

 
29/11/2013 - articolo cominelli (sergio bianchini)

Il pezzo è, come al solito, bello e…disperato. Si potrebbe esplicitare, per consolare gli oppositori, che la dotazione organica complessiva potrebbe non essere toccata lasciando le eccedenze agli istituti scolastici. Ma vedo che l'argomento costi non viene mai toccato come positivo in sè. La normalizzazione dei curricoli totali e annuali produrrebbe in italia un risparmio dal 20 al 30 per cento della spesa corrente per la scuola. Questo risparmio a mio parere deve essere trattato apertamente con un dibattito specifico su come eventualmente investirlo ma dandolo per elemento ultrapositivo. Cosa che in un paese al fallimento dovrebbe essere ovvia ma che i nostri "nobili" umanisti evidentemente non capiscono e si permettono lussi di spesa catastrofici ed oppressivi per gli alunni condannati ad un vero e proprio martirio.

 
28/11/2013 - Attenzione ad agitare l' imbarcazione (Carlo Cerofolini)

Premesso che in Italia le sperimentazioni di norma si fanno con il trucco, ovvero qualunque sia il risultato si va comunque nella direzione che politicamente si era deciso a prescindere, come anche insegna la sperimentazione che fu fatta negli anni 60 prima di varare la scuola media unica, che poi di unico ha solo la creazione di studenti che ignorano. Ciò detto e considerata pure la fallimentare esperienza in qualità e quantità, mutuata dal sistema anglosassone a noi completamente estraneo, dell’università del 3+2 con i cervellotici crediti – lascito non tanto del ministro Zecchino, che la varò ma di Luigi Berlinguer – se si arriverà a varare i ciclo delle superiori di quattro anni le cose non potranno che peggiorare ulteriormente e se anche si avranno più diplomati occorre sempre e comunque ricordarsi che qualità per quantità è una costante. Per rilanciare la scuola e l’istruzione occorre invece operare non con slogan o facili scorciatoie ma avere chiari obbiettivi e metodi che devono essere abbinati, imprescindibilmente, a risorse economiche adeguate ordinarie e straordinarie, che non sono né si prevede possibile che ci saranno a breve, nonché di personale valido e motivato (vasto programma?). Quindi, al momento, è molto pericoloso agitarsi, perché l’imbarcazione dell’istruzione è malconcia e potrebbe affondare.