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SCUOLA/ Le riforme, il merito della Carozza e i demeriti della politica

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L'idea di Luigi Berlinguer era giusta (Infophoto)  L'idea di Luigi Berlinguer era giusta (Infophoto)

Da quale punto di osservazione guardare la sperimentazione del liceo quadriennale - con uscita dalla scuola a 18 anni - autorizzata dal ministro Carrozza, e l'intero dibattito che ne è seguito, di cui ilsussidiario.net è stato promotore? Dal centro della condizione antropologica, delle necessità, dei bisogni e delle domande dei ragazzi o dal lato dei docenti, dei sindacati, dell'amministrazione, della politica? 

Se ci poniamo dal punto di vista dei ragazzi, il dato clamoroso – che, tuttavia, a noi assuefatti appare normale come l'aria che respiriamo  – è che non c'è più, se mai c'è stata, una corrispondenza tra la concreta antropologia dei ragazzi di oggi, da una parte, e, dall'altra, l'organizzazione curriculare del sistema scolastico e l'ambiente sociale e culturale che la rendevano legittima e sopportabile. 

È un problema mondiale, che tocca tutti i sistemi di istruzione che hanno radici comuni nel modello europeo, nato al punto di intersezione della sequenza storica ratio studiorum .. illuminismo .. Hegel .. Napoleone, dello Stato nazionale e della rivoluzione industriale. Non è necessaria una specializzazione in psicologia dell'età evolutiva, basta osservare figli o nipoti per rendersi conto che l'infanzia si va accorciando, che l'adolescenza parte a 11/12 anni, che a 16 anni i ragazzi entrano già in quella giovinezza lunga, il cui termine finale i sociologi fissano oggi ai 34 anni. 

Tra gli ordinamenti, da una parte, e le biografie individuali, il mercato del lavoro, il mondo della produzione, dall'altra, si sta allargando una faglia che inghiotte ogni anno quasi 200mila ragazzi, mentre i tempi di ingresso nella vita reale professionale si sono allungati a 11 anni dal diploma superiore. I danni collaterali di questa non-corrispondenza sono enormi: la scuola è diventata un ambiente iatrogeno, genera le malattie che dovrebbe prevenire o curare. Non importa patologie sociali dall'esterno, le produce in proprio. Quando i ragazzi a scuola "stanno bene", non significa che sentano il tempo di apprendimento come tempo della propria vita, come luogo della costruzione di sé; più semplicemente, socializzano con i loro pari. 

Pertanto, chiunque si trovi a pensare, progettare, governare il sistema scolastico deve porsi il problema di costruire la corrispondenza di curriculum tra classe scolastica e classe di età. La prima conseguenza è che non ha senso discutere/sperimentare solo relativamente alla durata del quinquennio superiore senza coinvolgere tutto l'ordinamento, in particolare la scuola media, di cui ricorrono il cinquantenario e i relativi problematici bilanci, oggetto di un altro dibattito su queste stesse pagine. Rinchiusa la sperimentazione nei quattro anni di liceo, è difficile sfuggire ad alcune obiezioni, che contestano con buoni argomenti l'eterno ritorno nonché l'opacità delle sperimentazioni, la perdita secca di un anno di istruzione superiore, il richiamo solo parzialmente pertinente all'Europa. 



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COMMENTI
29/11/2013 - Ministro, non si gestisce così la scuola! (Vincenzo Pascuzzi)

Ma quale sperimentazione! L’esito positivo è sicuro, certo, scontato! Già si sa che andrà tutto molto bene. Dovrà! Non si tratta infatti di sperimentazione reale, ma solo nominale, di un cuneo irreversibile. Forse non è stato un capriccio, uno sghiribizzo, una trovata del ministro attuale, né un seguito obbligato di iniziative dei suoi predecessori, ma si tratta della attuazione di un “coerente e pluriennale disegno che punta ad un’università ridotta all’osso” (v. Alessandro Ferretti, ilfattoquotidiano.it, 13.11.2013) e che include anche la scuola media e superiore. Il ministro Carrozza ha autorizzato alla chetichella, di soppiatto, non si aspettava reazioni o levate di scudi. Ma ora è iniziata, è già in atto una campagna di sostegno mediatico, che sembra spontanea, occasionale, ma forse non lo è. Ministro, non si gestisce così la scuola!

 
29/11/2013 - articolo cominelli (sergio bianchini)

Il pezzo è, come al solito, bello e…disperato. Si potrebbe esplicitare, per consolare gli oppositori, che la dotazione organica complessiva potrebbe non essere toccata lasciando le eccedenze agli istituti scolastici. Ma vedo che l'argomento costi non viene mai toccato come positivo in sè. La normalizzazione dei curricoli totali e annuali produrrebbe in italia un risparmio dal 20 al 30 per cento della spesa corrente per la scuola. Questo risparmio a mio parere deve essere trattato apertamente con un dibattito specifico su come eventualmente investirlo ma dandolo per elemento ultrapositivo. Cosa che in un paese al fallimento dovrebbe essere ovvia ma che i nostri "nobili" umanisti evidentemente non capiscono e si permettono lussi di spesa catastrofici ed oppressivi per gli alunni condannati ad un vero e proprio martirio.

 
28/11/2013 - Attenzione ad agitare l' imbarcazione (Carlo Cerofolini)

Premesso che in Italia le sperimentazioni di norma si fanno con il trucco, ovvero qualunque sia il risultato si va comunque nella direzione che politicamente si era deciso a prescindere, come anche insegna la sperimentazione che fu fatta negli anni 60 prima di varare la scuola media unica, che poi di unico ha solo la creazione di studenti che ignorano. Ciò detto e considerata pure la fallimentare esperienza in qualità e quantità, mutuata dal sistema anglosassone a noi completamente estraneo, dell’università del 3+2 con i cervellotici crediti – lascito non tanto del ministro Zecchino, che la varò ma di Luigi Berlinguer – se si arriverà a varare i ciclo delle superiori di quattro anni le cose non potranno che peggiorare ulteriormente e se anche si avranno più diplomati occorre sempre e comunque ricordarsi che qualità per quantità è una costante. Per rilanciare la scuola e l’istruzione occorre invece operare non con slogan o facili scorciatoie ma avere chiari obbiettivi e metodi che devono essere abbinati, imprescindibilmente, a risorse economiche adeguate ordinarie e straordinarie, che non sono né si prevede possibile che ci saranno a breve, nonché di personale valido e motivato (vasto programma?). Quindi, al momento, è molto pericoloso agitarsi, perché l’imbarcazione dell’istruzione è malconcia e potrebbe affondare.