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SCUOLA/ Italiano sì, ma quale? Lo spiegano Camilleri e De Mauro

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Andrea Camilleri (Infophoto)  Andrea Camilleri (Infophoto)

Se si pensa di trovarsi di fronte ad un saggio teorico si fa torto ai due autori che, nella loro "chiacchierata" limpida e precisa, offrono esempi e spunti di riflessione sull'uso della lingua in generale nella nostra società ma anche stimoli a ripensare l'insegnamento della lingua nella nostra scuola. Un esempio per tutti. In esergo al capitolo Ci sono tanti modi di leggere è riportata un motto di G. Flaubert: "Non leggete, come fanno i bambini,/ per divertirvi, o, come gli ambiziosi, / per istruirvi. No, leggete per vivere". E nel capitolo Contro il cattivo uso delle parole, riflessione sull'uso di parole e registri spesso aulici o formali (c'è il pedagoghese, il burocratese ecc.) si evidenziano due fenomeni relativi all'uso della lingua che riguardano la concezione della lingua e il suo insegnamento nella scuola. La lingua "scolastica" deve essere piatta, quasi sciatta, desemantizzata, come è quella che si sente in televisione o tra i ragazzi, oppure deve essere riportata a canoni, se non aulici, letterari? Il pensiero corre alla modalità con cui si "correggono" le parole nei testi scritti degli alunni; può capitare che un termine semplice ma corretto venga sostituito con un sinonimo più classico ma che forse può stravolgere o sminuire il senso che l'alunno voleva esprimere con un certo termine. Non è facile trovare il giusto equilibrio tra l'uso corretto della lingua e la sua chiarezza ed efficacia. De Mauro precisa: "Intenzionale o meno che sia, il cattivo uso dell'italiano porta ad adoperare parole poco o mal comprensibili o a 'usare male' parole comprensibili. Dietro c'è l'abuso di parole che nessuno capisce, l'impiego malizioso ed errato di parole correnti. Giacomo Devoto diceva che bisognerebbe promuovere l'uso responsabile della lingua, quello che fa sì che di quanto hai detto puoi rispondere perché puoi spiegare" (p. 111).

Quanta responsabilità ha la scuola nel promuovere un corretto ma limpido uso della lingua parlata o scritta? Le indagini internazionali dimostrano che i nostri alunni delle classi delle vecchie "elementari" ottengono buoni risultati, cadendo in basso nella classifica nelle indagini sui quindicenni (Indagine Pisa) fino a poter parlare di analfabetismo di ritorno in adulti scolarizzati.

De Mauro riprende con vigore "Parlare italiano significa impadronircene davvero tutti quanti. Per questo dobbiamo leggere, studiare, pensare, informarci. Non dobbiamo mai dimenticare che la lingua non è semplicemente uno strumento di comunicazione funzionale, è anche un'arma. Padroneggiare la lingua è una cosa che ha a che vedere con la nostra presa sul mondo. E lo stupore che spesso si prova di fronte al suo uso improprio, se non si ferma solo a quello, è miope, non arriva alla sostanza del problema" (p. 111).



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