BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Quelle 700 parole che hanno diviso l'Italia

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Il primo ottobre 1963, data apparentemente neutra, si verificò un evento destinato a cambiare profondamente la scuola italiana e forse addirittura l'intera società: prese avvio, infatti, la scuola media unica, che nelle intenzioni del legislatore doveva essere molto diversa da quella precedente, distinta in "avviamento professionale" e "scuola media" vera e propria. 

La nuova scuola media voleva rispondere alle accresciute esigenze di scolarizzazione manifestate dalla popolazione italiana e soprattutto a esigenze di egualitarismo. I ragazzi che provenivano da quelle che allora venivano definite "classi popolari" ma che a soli 10 anni erano già in possesso di un senso di responsabilità sufficientemente sviluppato e di un'altrettanto già sufficientemente chiara percezione dell'andamento del mondo sentivano infatti come un'ingiustizia l'essere costretti a scegliere l'avviamento professionale (che non richiedeva l'esame di ammissione e non comportava lo studio del latino ma non consentiva l'accesso né al liceo né all'istituto magistrale) solo perché appartenenti a famiglie che non potevano permettersi il peso economico di lunghi studi ma nello stesso tempo temevano di non riuscire a superare l'esame di ammissione alla scuola media perché non sufficientemente permeati di cultura "umanistica".  

Non bisogna in primo luogo dimenticare che i nati nella prima metà negli anni Cinquanta hanno costituito la prima generazione che si affacciava in modo massiccio alla scuola e che contemporaneamente, terminati gli anni dell'immediato dopoguerra, cominciava a fruire di condizioni di vita migliori. Altrettanto è bene ricordare che la maggior parte dei genitori di questi ragazzi non disponevano di titoli di studio superiori alla licenza elementare e che tra loro molti rimpiangevano di non aver potuto fruire dell'opportunità di studiare a causa delle condizioni economiche della famiglia. Questi genitori trasferirono sui figli il desiderio di riscatto, senza rivendicazioni sterili ma facendo appello al valore della scuola. 

La possibilità di frequentare una scuola che non separava più coloro che avrebbero dovuto avviarsi precocemente al mondo del lavoro da coloro che avrebbero potuto proseguire gli studi era perciò vissuta molto positivamente. La scuola venne considerata un mezzo per migliorare le proprie condizioni, uno strumento di elevazione sociale, e negli anni Sessanta essa svolse effettivamente questo ruolo: un elevato numero di quei ragazzi raggiunse infatti il diploma di scuola media superiore; un numero significativo si iscrisse all'università. È sufficiente consultare i datti dell'Istat per constatare come le iscrizioni all'università abbiano ricevuto un forte impulso a partire dal 1970 (primo anno in cui gli "sperimentatori" della scuola media unica conseguirono il diploma quadriennale).

Ovviamente la realtà non ebbe soltanto connotati positivi ed è un peccato che l'avvio della scuola media unica non sia mai stato analizzato con sufficiente profondità, lasciando da parte le interpretazioni condizionate da ideologie di parte.



  PAG. SUCC. >