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SCUOLA/ Fare 5 anni in quattro? Con la "doppia velocità" si può fare

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Se questi sono i risultati che si ottengono dopo un percorso lungo, qualcuno potrebbe osservare, sarebbero peggiori togliendo tempo scuola ai ragazzi; forse, però, si potrebbe anche cominciare a verificare se non sia il caso di sperimentare, anche nella scuola statale, qualche modalità nuova  cercando di superare il prevedibile veto che viene posto su ogni proposta di cambiamento o richiesta di rendere conto dell'efficienza e dell'efficacia dei metodi adottati. La scuola italiana è sempre stata caratterizzata da un solido impianto culturale e ha docenti che fanno molto ma, nei fatti, i risultati non sono sempre all'altezza dell'impegno profuso e questo non solo perché non riusciamo a dare un tablet a testa.

Le eccellenze sono pochissime mentre sono sempre più numerosi insuccessi e abbandoni, gli spazi di confronto e discussione sono pochi e la chiusura in difesa finora ha scongiurato alcune riforme,  senza però aiutare veramente a capire come ci si debba muovere per ottenere i risultati migliori. Cosa vogliamo fare per gli studenti? Dare loro gli strumenti per affrontare al meglio una vita di studio e lavoro utilizzando tutti i possibili strumenti di flessibilità e permettendo di adattare alle diverse esigenze i curricoli, oppure vogliamo solo tenerli il più a lungo possibile sui banchi?

Pensare che in quattro anni si possano affrontare tutti i contenuti che si affrontano in cinque sarebbe fuorviante, ma se si cominciasse veramente a ragionare in termini di competenze si potrebbero favorire, naturalmente con tutte le garanzie di trasparenza e oggettività necessarie, percorsi che prevedano la possibilità di ridurre di un anno gli istituti tecnologici o i licei.

Perché non pensare ad una annualità che consenta ai ragazzi più motivati di arrivare in terza un anno prima e seguire poi regolarmente il triennio fino all'esame di Stato? Nelle classi prime moltissimo tempo viene utilizzato per "allineare" gli studenti, alcuni dei quali hanno competenze inadeguate per affrontare il corso prescelto.

Lavorando per gruppi di livello, invece, si potrebbe tentare di sfruttare l'energia e l'entusiasmo che alcuni allievi perdono nei lunghi periodi di "ripasso" lasciando agli altri il tempo di cui hanno bisogno.

Potrebbe essere una sperimentazione  per gruppi limitati, da monitorare e validare in quattro anni verificando i risultati ottenuti dai ragazzi agli esami di Stato e nei test di ammissione all'università.

Proprio in questi mesi, con le solite perplessità da parte dei docenti, sta partendo, in alcune Regioni, la sperimentazione dei Cpia. 



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COMMENTI
06/11/2013 - scegliere consapevolmente (enrico maranzana)

La comparazione tra la natura del cambiamento proposto dalla scuola Carli-Brescia con l’assetto normativo della scuola di Stato consente di soppesare le parole del ministro. L’ipotesi sperimentale avanzata dal liceo bresciano si caratterizza per “il taglio internazionale, la forte sinergia con il tessuto imprenditoriale, l’alleanza con il sistema universitario”. Una scelta strategica: i giovani, interagendo con il contesto socio-culturale contemporaneo, si adeguano ad esso. Il sistema scolastico statale germina su un presupposto differente: il vorticoso dinamismo socio-culturale non consente di prefigurare i caratteri dell’ambiente in cui i giovani dovranno integrarsi. Questa la ratio del sistema scuola: la promozione e il consolidamento delle capacità degli studenti. Una scelta che consentirà loro “d’essere di casa” in ambienti ignoti. Estremizzando: da un lato addestramento… abilità..presente a cui si contrappongono educazione…capacità…futuro. L’aspetto più preoccupante della vicenda riguarda la mancata percezione dell’origine dello stallo che cristallizza il servizio scolastico. La scuola è tuttora concepita come un flusso disarticolato di insegnamenti: sorda alla volontà del legislatore che ha assegnato al sistema educativo un unico traguardo, lo sviluppo e il potenziamento delle qualità dei giovani. Una meta da perseguire utilizzando strumentalmente conoscenze e abilità. Perché la scuola non prende a modello le missioni spaziali il cui atout è il lavoro d’équipe?

 
05/11/2013 - Doppia velocità? Ma chi sono i corridori? (Franco Labella)

Può darsi che, nonostante la rilettura, non abbia ben compreso le indicazioni che la preside Indinimeo intendeva suggerire con il suo articolo. Ma se la soluzione è "vediamo chi riesce a "correre" di piu'" non mi pare che ci sia grande differenza rispetto a quando alcuni preferivano iscrivere i propri figli a cinque anni anziché sei. Scuola a due velocità? E' esattamente il pericolo di una sperimentazione, statisticamente irrilevante e insignificante, affidata a scuole paritarie con caratteristiche piuttosto particolari (classi poco numerose, dotazioni tecnologiche spinte ed una certa disinvoltura nella gestione dei quadri orari). Noto poi che anche questo articolo sorvola alla grande su come si possa adattare un curricolo articolato in cinque anni in uno di quattro. Perché il riferimento alle competenze è ambiguo e vago. Farei, comunque, una proposta: visto che non si comprende quale può essere il ruolo di un sindacato in rapporto alla difesa del posto di lavoro, si può discutere evitando di ripetere la tiritera che nulla cambia perché il sindacato non vuole? L'autrice era in origine una mia collega di Discipline giuridiche ed economiche ed allora mi permetto un interrogativo specifico: cosa ne pensa delle "sperimentazioni" di Educazione finanziaria affidata a consorzi di banche e Banca d'Italia anziché ai docenti di Economia destinati al licenziamento? Che c'entra? C'entra esattamente in rapporto all'idea di "riformare" la scuola affidandosi ad "esperti" anzichè ai